La laicitè sarà cristiana o non sarà

Di Bobo
25 Maggio 2006
La Republique deve ripartire dalla propria educazione cattolica. e l'europa dalle sue radici. La legge del 1905? E' superata. Il libro choc di Nicolas Sarkozy ora può scandalizzare anche l'Italia progressista

In Francia ha scatenato un pandemonio. Da noi, pubblicato da un minuscolo editore romano senza distribuzione (Nuove Idee), è passato pressoché inosservato. Ma La Repubblica, le religioni, la speranza di Nicolas Sarkozy non è un libro qualunque. Già nella premessa il ministro degli Interni francese dichiara senza mezzi termini di essere di ‘cultura’, ‘confessione’, ‘tradizione’ cattolica. Partecipare insieme alla sua famiglia alle celebrazioni religiose, spiega, «radica in una storia», senza la quale non c’è futuro: «Non si possono educare i giovani appoggiandosi esclusivamente su valori temporali, materiali, neppure se sono quelli repubblicani». È per questo che la Francia deve riconsiderare «il fatto religioso», che – affermazione scandalosa – «non ha solo una dimensione spirituale. Ha anche una dimensione culturale».
Fatto religioso e laicità. Del resto, nella storia francese ed europea – sostiene Sarkozy nella prima parte del libro-intervista – «la religione cattolica ha giocato un ruolo importante». È all’origine di quell’impegno civico e morale che ha portato alla nascita delle società di mutuo soccorso, dei partiti, dei sindacati. Ben lontano da essere fattore di intolleranza, il cristianesimo è stato l’humus in cui anche le virtù ‘laiche’ hanno trovato alimento. Ragion per cui – altro scandalo alle laiche orecchie d’Oltralpe – l’educazione religiosa dovrebbe tornare ad avere uno spazio nella scuola pubblica: «È meglio che i giovani possano avere una speranza spirituale, piuttosto che avere nella testa come unica ‘religione’ quella della violenza, della droga o del denaro». L’educazione – udite, udite! – dovrebbe puntare «su ciò che ciascuna religione apporta di specifico alla nostra cultura, piuttosto che sui tratti comuni» a tutte le dottrine.
L’islam e la Repubblica. Certo, oggi la sfida è l’islam. Meglio, «l’integrazione di milioni di musulmani che vivono in Francia». Pericolosa illusione pensare di risolverla censurando le appartenenze, perché «un’identità umiliata o negata è un’identità che per reazione si radicalizza». Al contrario, i musulmani devono essere facilitati a praticare il culto in condizioni decorose. «Quando un ‘radicale’ è integrato in una struttura ufficiale», è la convinzione del probabile candidato alla successione di Chirac, «perde la sua radicalità, perché diventa parte integrante del dialogo». Senza sconti, come quando a un congresso delle organizzazioni islamiche di Francia, Sarkozy chiese, sfidando i fischi della platea, che le donne musulmane accettassero di posare senza velo per le foto sulle carte d’identità.
La legge del 1905, obsoleta? Di qui a rimettere in discussione la ‘laicità alla francese’ («una visione settaria», commenta Sarkozy, «segnata dal desiderio di rivincita») il passo è breve. Nemmeno la sua pietra angolare, la ‘legge sui culti’ del 1905, è dogma di fede: «Bisogna considerare quel che è stato scritto un secolo fa come scolpito nel marmo, che non debba mai essere cambiato? Io non credo». Quella legge è il risultato di un determinato contesto storico. Se oggi le fedi religiose sono utili allo Stato, perché lo Stato, a determinate condizioni, non dovrebbe riconoscerle e perfino finanziarle?
Le chiese e l’Europa. Perché allora non menzionare le radici cristiane d’Europa nella Costitu-zione? «È certo – conclude Sarkozy – che i valori cristiani sono stati civilizzatori in Europa e il loro influsso determinante. Si può dunque evocare il primato delle radici cristiane dell’Europa quando ci si mette sul piano storico». Non c’è da stupirsi che il dibattito su questo libro sia stato torrido.

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