La legge è tutto?

Di Tempi
21 Marzo 2002
gor Man, “La violenza è cieca” La Stampa (14 mar.) A proposito dell’uccisione del fotoreporter Raffaele Ciriello in Palestina, l’autore dice:

Igor Man, “La violenza è cieca” La Stampa (14 mar.) A proposito dell’uccisione del fotoreporter Raffaele Ciriello in Palestina, l’autore dice: «Se un soldato, un giovane soldato il quale dovrebbe aver inquadrato nel mirino che chi lo “punta” è un tipo biondo di capelli e dunque non può essere scambiato per un terrorista, un biondo che imbraccia non un mitra bensì una camera da ripresa…. è davvero segno che pietà l’è morta in Palestina».

Pierluigi Battista, «Ma non deve restare in carcere» La Stampa, 15 marzo. L’arresto della mamma di Samuele è disumano, perché «Se è irresponsabile dei propri atti, non può essere segregata in una cella. Venga casomai affidata a una struttura sanitaria, se è malata».

Isabella Bossi Fedrigotti, “Il rogo delle ragazze saudite prigioniere del velo” Corriere della Sera, 15 marzo. «Lunedì 11 marzo, a La Mecca, quattro studentesse sono morte chiuse a chiave nella loro scuola incendiata. La polizia religiosa le aveva chiuse a chiave, perché le aveva trovate senza burka, caduto chissà dove dopo lo scoppio dell’incendio, picchiandole perché non uscissero in strada e si mostrassero a viso scoperto».

• • • • •

Commento

Sono tre atti senza pietà: anche l’incarcerazione – inevitabile ed eccessivamente prevista – della mamma di Cogne, dopo 45 giorni di incertezze e di “buonismo”, a prescindere dalla valutazione se fosse meglio la prigione o il manicomio (che è pressappoco uguale). Sono tre atti in cui la legge della guerra, quella dello Stato, quella ritenuta di Dio, è tutto. Una legge la cui applicazione sembra essere tesa solo a colpire, e non innanzitutto a essere colpita dalla positività innegabile e ultima della vita umana, anche la più perduta. Aver pietà non vuol dire dimenticare mancanze, errori o addirittura delitti, ma aiutare, costruire, collaborare a una possibilità positiva di bene per l’altro, sentendo la sua difficoltà come si sente la propria: questa è la nostra tradizione cristiana. In un articolo a commento del libro di Roberto Righetto Aldilà & dintorni, Luca Doninelli (L. Doninelli, “Le domande del cristiano”, Il Giornale, 13 marzo) giustamente ricorda che il cristianesimo non può essere passione per l’aldilà se non comincia come passione per l’al di qua. Proprio perché Dio – avendo pietà per l’uomo – si è fatto come lui, «La passione per l’uomo, per ciò che è umano nell’uomo, più è potente e più si traduce nella domanda più semplice del mondo: “Che ne sarà di me?”, “Che ne sarà di noi?”». Aver sempre presente questa domanda è aver pietà di se stessi e, inevitabilmente, degli altri.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.