La lenta marcia dell’euro mammuth
è ora di cambiare marcia. è questo l’invito perentorio che l’Europa rivolge a se stessa o, meglio, l’apostrofe che la Commissione europea lancia verso il Consiglio europeo destinato a riunirsi nella primavera del 2006. Nel 2000 i governi europei, riuniti a Lisbona, lanciarono una sfida all’intero orbe terracqueo, in particolare agli Usa: quella di costruire entro il 2010 la più forte economia al mondo fondata sulla conoscenza. Ma gli anni successivi non hanno realizzato la promessa espressa con tanta orgogliosa sicurezza. E non solo per colpa dell’11 settembre 2001, quando il World Trade Center implose divorato dal fuoco del terrorismo. Il rapporto di medio termine stilato dalla Commissione nel 2005 ha constatato ufficialmente lo scarto tra le intenzioni e i risultati. Donde quel ‘è ora di cambiare marcia!’ lanciato al Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea per l’Istruzione e la Gioventù il 23 febbraio 2006. La Commissione ha presenta le linee guida per rilanciare il processo di Lisbona e ha individuato quattro azioni che i governo dovranno sviluppare:
1. investire maggiormente in conoscenza e innovazione; 2. sbloccare il potenziale di impresa, in particolare delle medie e piccole imprese; 3. fronteggiare la globalizzazione e l’invecchiamento; 4. agire per un’efficiente e integrata politica europea per l’energia.
Il focus dei documenti presentati è quello dell’educazione e del Long Life Learning. In questo contesto viene anche formulata una proposta di Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulle competenze chiave per il Long Life Learning. è in realtà dal febbraio del 2002 che questa tavola delle competenze è stata formulata, ma, a quanto pare, i governi, fanno fatica a recepirla. Anche perchè essa porta, qualora presa sul serio, ad un’essenzializzazione del curriculum, a una riduzione di ore, materie e insegnanti dei grandi mammuth continentali rappresentati dai sistemi di istruzione nazionali. Le competenze chiave sono: 1. numeracy e literacy; 2. matematica, scienza e tecnologia; 3. lingue straniere; 4. Ict e uso della tecnologia; 5. imparare a imparare; 6. social skills; 7. capacità imprenditiva; 8. cultura generale.
Se questa presa di posizione dell’Europa servirà da impulso per riforme radicali dei sistemi educativi nazionali e per la costruzione di uno spazio educativo europeo per il momento è solo lecito sperare.
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