La libertà non è un discorso

Di Respinti Marco
12 Luglio 2001
«La libertà dell’uomo nella ricerca della verità e nella professione, che vi è collegata, delle proprie convinzioni religiose [...] deve trovare una precisa garanzia nell’ordinamento giuridico della società, cioè essere riconosciuta e sancita dalla legge civile quale diritto soggettivo e inalienabile»

«La libertà dell’uomo nella ricerca della verità e nella professione, che vi è collegata, delle proprie convinzioni religiose […] deve trovare una precisa garanzia nell’ordinamento giuridico della società, cioè essere riconosciuta e sancita dalla legge civile quale diritto soggettivo e inalienabile». La dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del Concilio Ecumenico Vaticano II inquadra così una delle problematiche di più stringente attualità nel mondo contemporaneo, eppure assolutamente misconosciuta nella sua reale portata. E proprio questo potrebbe fungere da esergo al Rapporto 2001 sulla Libertà Religiosa nel Mondo, pubblicato in questi giorni dal Segretariato italiano dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che ha sede centrale a Königstein, in Germania (l’associazione di diritto pontificio fondata nel 1947 dal padre premostratense Werenfried van Straaten, anzitutto per soccorrere i credenti tedeschi dopo la seconda guerra mondiale, poi per dare voce in tutto il mondo alla “Chiesa del silenzio” perseguitata dalle ideologie e dalle ideocrazie totalitarie, in primis il comunismo). Redatto da Ruggero Cattaneo, Camille Eid, Anna Pozzi, Anna Sanguinetti, Benedetto Tusa, Chiara Verna e Vittorio Emanuele Vernole, coordinati da Andrea Morigi, giornalista, e da Marco Invernizzi, responsabile della filiale milanese dell’Acs (di cui Tempi ospita qui un contributo), il Rapporto — il terzo della serie, dopo quelli pubblicati nel 1999 sui problemi affliggenti le comunità non musulmane nei Paesi a maggioranza islamica e nel 2000 come sguardo sul mondo intero — esce con una presentazione di monsignor Giobbe Gazzoni, presidente dell’Acs-Italia, e presenta la drammatica situazione in cui versano milioni e milioni di cattolici. Al lettore non può (né deve) affatto sfuggire il notevole aumento di mole e di pagine del Rapporto 2001 rispetto alle precedenti edizioni. Le fonti utilizzate sono tra le più scrupolose, i dati presentati i più aggiornati, le conclusioni da trarre davvero clamorose. In un mondo in cui trionfa la libertà parlata, langue pressoché esanime quella reale fondamentale. La prima.

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