LA LISTA DI FORMIGONI
È la regione dei record, e su questo non ci piove: la più ricca in termini di reddito pro capite, di depositi e impieghi bancari; la più internazionalizzata, cioè quella che importa ed esporta di più, che ospita il maggior numero di multinazionali estere ed il maggior numero di imprese locali che partecipano al capitale di società straniere; quella coi tassi di disoccupazione più bassi e i tassi di occupazione più alti anche in questa fase di vacche magre; quella che costruisce o ricostruisce le sue infrastrutture nei tempi più rapidi, lasciando a bocca aperta presidenti della Repubblica e imbarazzati speaker televisivi (la Scala, il Passante ferroviario, il nuovo polo fieristico, il Pirellone restaurato, ecc.); la più dotata in termini di servizi sanitari, che attirano utenti da tutto lo Stivale; la più avanzata sui terreni della Ricerca scientifica, dell’ innovazione, delle tecnologie Itc. E chi più ne ha più ne metta. L’eccellenza della Lombardia non si discute. Quel che, spesso capziosamente, si discute è quanto tale eccellenza sia merito della politica e quanto invece ne prescinda. La Lombardia e Milano sono i battistrada d’Italia grazie a Formigoni e Albertini o nonostante loro? La risposta alla domanda è molto condizionata dalla propaganda di parte, specie da quella “contro”, che al governatore e al sindaco riconosce meriti malvolentieri. Gli oppositori malmostosi dipingono un quadro dove le eccellenze della Lombardia son tutte merito della sola società, e i problemi (inquinamento, deficit di infrastrutture viabilistiche e qualcos’altro) sono colpa di chi governa e/o amministra. è vero che le più grandi risorse della Lombardia sono il dinamismo instancabile e la coesione sempre rinnovata della sua società. Ma è facile mostrare che in questi anni essi sono stati favoriti e accompagnati dal buongoverno del territorio, senza il quale le cose non starebbero bene come stanno.
I MERITI DEL GOVERNO REGIONALE
Le due tabelle sull’occupazione riprodotte in queste pagine sono molto eloquenti: il tasso di disoccupazione regionale è andato costantemente scemando e quello di attività costantemente crescendo negli anni delle Giunte Formigoni. In un intervento a un convegno dello Studio Ambrosetti così ha descritto Formigoni la ricetta vincente del “fare con”, ovvero il metodo di governo basato sul binomio “sussidiarietà più partenariato”: «Un territorio diventa attrattivo per i cittadini e le imprese tanto più quanto più chi lo governa sa sviluppare progetti e politiche di contesto creando condizioni favorevoli al protagonismo dei soggetti sociali ed economici, sia nella risposta ai bisogni, sia nella costruzione civile e imprenditoriale. è stato importante sviluppare una costruzione di forme di partenariato con i protagonisti sociali ed economici che rendessero la Regione capace di svolgere un compito di regia non calato dall’alto, ma scelto consapevolmente dai protagonisti sul territorio. Tutta la nostra politica è collegata da questo lavoro per costruire dei patti di azione nei diversi settori di intervento».
Con questo metodo, la Regione Lombardia ha sottoscritto due strategici Patti per lo sviluppo dell’economia, del lavoro, della qualità e della coesione sociale (il secondo, nel 2001, firmato da 70 soggetti protagonisti della realtà economica e sociale regionale, compresa la Cgil); il Patto tra Regione e Università lombarde per la cultura, la ricerca e lo sviluppo con cui i tredici atenei regionali sono consultati e chiamati a collaborare alla realizzazione delle politiche regionali in materia (2002); l’Intesa interistituzionale tra Regione, Province, Comuni e Comunità montane (più di 1.600 soggetti istituzionali di tutti i colori politici!) per attuare nel modo migliore la gestione dell’autonomia territoriale e dell’embrione di federalismo che le riforme costituzionali e le leggi regionali degli ultimi anni hanno reso possibili (2003), l’Accordo quadro col Sistema camerale lombardo per la competitività del sistema delle imprese (2004) e decine di altri Accordi. Che non sono rimasti sulla carta, come dimostra il caso clamoroso del nuovo polo fieristico collocato fra Rho e Pero, la più grande area espositiva del mondo (2 milioni di metri quadrati calpestabili complessivi, 530mila metri quadrati pavimentati), pronto per essere inaugurato ai primi di aprile.
UN MIRACOLO CHIAMATO FIERA
Il trasferimento delle strutture della Fiera di Milano dal suo congestionato quartiere milanese all’hinterland di Rho-Pero era stato deciso con un Accordo di programma fra le istituzioni nel 1994, ma fino al 1999 non si è spostata una virgola, con grande disperazione dei cittadini di Milano sud e degli operatori fieristici di mezza Italia e di mezza Europa. Nel 1999 le competenze in materia fieristica sono passate alle Regioni, la Lombardia ha fatto la sua legge regionale, e il progetto della nuova fiera ha messo le ali: mentre l’Agip, antica proprietaria, bonificava il terreno, fra il 1999 e il 2002 sono state bruciate tutte le tappe politiche e progettuali che hanno portato alla posa della prima pietra nell’ottobre 2002; quindi due anni e mezzo di lavori perfettamente coordinati: mentre operai e tecnici traducevano in realtà la grande vela di 47mila metri quadrati di Massimiliano Fuksas, il Comune di Milano prolungava la metropolitana M1 e l’Anas e le società autostradali collegavano la nuova struttura alla rete viabilistica. Comuni rossi e Regione bianca, enti di Stato e la neonata Fondazione Fiera, Albertini e Formigoni, tutti a tirare la carretta nella direzione giusta.
Formigoni ha sempre cercato di mettere i soldi al posto giusto nel modo giusto. Spesi meglio che in passato, ad esempio, i tradizionali incentivi alle imprese. La Regione è passata dalla distribuzione di risorse “a pioggia” a interventi mirati, destinati principalmente alla Piccola e Media impresa (Pmi), spina dorsale dell’economia lombarda dell’ ultimo ventennio che oggi si trova di fronte alla sfida della globalizzazione. Attraverso varie leggi regionali approvate nella prima legislatura Formigoni, la Lombardia incentiva le Pmi che presentano credibili progetti di internazionalizzazione, di innovazione tecnologica, di sviluppo ecocompatibile. Nella seconda legislatura la Regione ha affinato ancor di più la sua capacità di raccogliere e indirizzare le risorse nel posto giusto istituendo i cosiddetti “metadistretti” (insiemi di imprese trasversali ai vecchi distretti industriali), creando pacchetti integrati di agevolazioni nazionali e regionali, sviluppando nuovi Fondi di credito a cui le imprese possono attingere.
La capacità di spesa e di realizzazione il comune cittadino la vede soprattutto in grandi realizzazioni come il Passante ferroviario, il cui tratto urbano è stato realizzato in meno di quattro anni grazie anche ai 500 milioni di euro di finanziamento regionale; o come il Pirellone, restaurato a tempo di record in due anni dopo la sciagura dell’aprile 2002, il primo grande restauro di architettura moderna in Europa.
Ci sono anche i problemi: il Passante milanese è in ritardo sulla tabella di marcia nonostante il tempo recuperato, le famose autostrade che la Regione ha diritto di costruire per conto proprio (la direttissima Milano-Brescia e la Pedemontana) ancora non si vedono. Per ragioni locali, ma anche per un’importante ragione nazionale. Come disse Formigoni al convegno dello Studio Ambrosetti: «Avere finalmente anche nel nostro paese la possibilità per le Regioni di utilizzare la leva fiscale per fattori di competitività è un tema all’ordine del giorno che merita una risposta a livello legislativo rapida ed efficace». Rapida? Magari.
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