La logica delle prebende
In prima linea ci sono le tv che offrono film a pagamento (Sky sul satellite, Mediaset sul digitale terrestre), poi i gestori di videotelefonia (come Tre), provider internet (come Fastweb) e case di home-video (il videonoleggio). Tutta la filiera legata alla vendita di film e che, secondo la proposta di legge presentata da Andrea Colasio (Margherita), dovrebbe essere tassata per finanziare il cinema italiano. Il prelievo fiscale (la cosiddetta «tassa di scopo») è del 5 per cento sul fatturato annuo per le tv, e del 3,5 per gli altri. Sky ha risposto contestando il taglio «assistenzialista» della legge. «Il problema sembra piuttosto quello di aumentare la qualità e la competitività del cinema italiano. Se sarà in grado di portare più spettatori in sala, anche la pay tv pagherà più di quello che paga oggi». La tv satellitare ha chiesto un incontro con Rutelli da cui ha incassato un buon risultato. Se la proposta Colasio sembrava già destinata a diventare entro l’anno un decreto legge, dopo il tavolo Rutelli ha corretto la rotta e ha cominciato a sottolineare la necessità di un «dibattito parlamentare» sulla prossima legge per il cinema. Sulla stessa linea di Sky ci sono anche gli altri. Per esempio Mediaset, che dal 2005 vende film in pay per view sulla sua piattaforma dtt (Mediaset Premium). «È una proposta assurda. Noi come televisione finanziamo già il mondo del cinema per il 70 per cento dei suoi ricavi. Ci sembra la vecchia logica delle prebende, drenare risorse ai privati per finanziare prodotti che non interessano il mercato». Assestati sul chi va là anche gli operatori di telefonia e internet come Fastweb («Rischia di ripristinare una logica di finanziamento a pioggia, una filosofia sbagliata») e Tre: «Ingiustificabile la richiesta a chi ha investito in innovazione di farsi carico di un’industria matura come quella cinematografica».
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