La maggioranza tiene. Famiglia.

Di Kurtz
24 Aprile 2003
All’interno della Casa delle Libertà subito dopo l’approvazione in aula alla Camera

All’interno della Casa delle Libertà subito dopo l’approvazione in aula alla Camera della devolution sono volati fendenti in ogni direzione, ognuno ha picchiato a più non posso, quasi una molla fosse scattata nel cervello ottundendo raziocinio e senso della misura. Lunedì 14 aprile, l’emiciclo di Montecitorio ribolle: va in aula il cosiddetto ddl Bossi, ovvero la devolution, e (quasi il trasporto aereo tramasse contro i piani padani) un bello sciopero paralizza per l’intera giornata il traffico nazionale. C’è timore tra i banchi leghisti: fissare votazione il lunedì è di per sé rischioso, farlo con gli aeroporti trasformati in bivacchi è alle soglie della follia. Umberto Bossi ha passato una notte in bianco, l’intera pattuglia di deputati padani ha prenotato con giorni d’anticipo voli con partenze degne di uno sbarco bellico per cogliere di sorpresa il nemico. Troppo importante la devolution, soprattutto in vista del raduno di Pontida (4 maggio) e delle elezioni amministrative. In gioco c’è la tenuta della maggioranza: se i banchi della Cdl dovessero mostrarsi troppo sguarniti, nessuna giustificazione logistica sarebbe accettata: la crisi batterebbe alle porte. Alle 8.30 del mattino l’aria è tesa: il Senatur chiama il capogruppo alla Camera, Alessandro Cé: «Non è meglio rimandare? Qui rischiamo di andare sotto», consiglia Bossi. «No, tiriamo diritti», risponde il deputato bresciano. La paura, per un attimo, ha fatto novanta anche in aula, con il caparbio Cé costretto a chiedere in extremis cinque minuti di sospensione prima del voto sull’inversione dei lavori richiesto dal centrosinistra. In quei cinque minuti tutte le stanze della Camera sono state oggetto di un rastrellamento degno delle Ss, nemmeno bagni ed infermeria hanno goduto dell’extraterritorialità. Alla fine, tutto bene: l’inversione non passa, gli emendamenti dell’Ulivo vengono rispediti al mittente uno dopo l’altro. Abbracci, applausi e promesse d’eterno amore in nome di Silvio. Morale della favola? Lunedì 14, ddl ancora da approvare, dichiarazione di Bossi: «Il progetto per Roma capitale ci vede contrari, sarebbe come far tornare Roma ladrona». Martedì 15 aprile, Francesco Storace, governatore del Lazio: «Un partito bypartisan a favore di Roma contro le offese di Bossi». Stesso giorno, ore 17.15, lancio d’agenzia Ansa: «Buttiglione: se la Lega vuole andiamo a due referendum sul Federalismo e vediamo quale dei due passerà. La devolution verrà incorporata nella riforma del Titolo V, ogni tanto nella Lega c’è qualcuno che dà di matto». Mercoledì 16, intervista a La Padania dell’onorevole Cé: «La devolution può essere accorpata nella riforma dell’articolo 117 solo se questo porterà un’ulteriore accelerazione verso il federalismo. Rispondere a Buttiglione non vale nemmeno la pena». Mercoledì 16, ore 15.03, dichiarazione dell’onorevole Volontè (Udc): «Per Roma uno status come Washington D.C.». La maggioranza tiene. Famiglia.

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