La malafede? Dei cortigiani?
1942
Sono i Protocolli dei Savi Anziani di Sion un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso cui il popolo ebreo intende giungere al dominio del mondo (in realtà, si tratta di un falso storico frutto della propaganda antisemita, redatto in Russia o da esuli russi in Francia. I protocolli narrano di un congresso sionista a Basilea del 1897 nel quale sarebbe stato elaborato un piano di dominio del mondo da parte degli ebrei tramite l’alta finanza e il terrorismo. Il carattere falso del documento fu dimostrato nel 1921, ndr). (…) Il lettore ariano rimane impressionato dinnanzi a un’opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso i secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra e al riparo di propri paraventi. (…) Gli ebrei preparano la Rivoluzione francese (…) lanciano allora il grido «Libertà, eguaglianza, fratellanza». La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori. (…) Menti ebraiche preparano allora per i veramente ingenui un’altra più affascinante “utopia”: il collettivismo. Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano. (…) Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza della loro unione e del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste. Non tutti i gentili, per sfortuna degli ebrei, sono stati però quegli «ingenui» o «zucche vuote», come essi amano chiamarli. Anch’essi, o almeno una parte di essi, hanno saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia immutabile della realtà. Un colpo tremendo deve aver subìto il cuore ebreo nel veder sorgere un movimento, quale quello fascista, che denunciava l’inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costruiti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un’utopia irraggiungibile, e che le applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti ebrei. L’odio di chi si vede svelati i suoi piani è enorme. L’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il Fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere con qualunque mezzo al dominio del mondo. Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.
Giorgio Bocca, “I protocolli dei Savi anziani di Sion. Documenti dell’odio giudaico”, La Provincia grande, 14 agosto 1942.
Tratto da: Giancarlo Lehner, Storia di un processo politico, Mondadori, 2003
2003
Leggiamo, ascoltiamo, guardiamo quelli che sono passati dal politicamente corretto della sinistra al berlusconismo vincente. Il politicamente corretto della sinistra ci ha messo cinquant’anni per mostrare la corda, ma questi che riscoprono la legge del più forte fanno già pena e a volte schifo dopo pochi mesi. Sono dei revisionisti che riscoprono la storia sacra, dei democratici che riprendono i vecchi arnesi dello stalinismo “quante divisioni ha il papa?”, l’insofferenza per la cultura dei Goering e dei Goebbels “se sento la parola cultura sparo”, o il machiavellismo da strapazzo del fine che giustifica i mezzi o il colonialista “fardello dell’uomo bianco”. In faccia hanno stampata la malafede dei cortigiani, la voce stentorea per zittire i dissenzienti con gli argomenti dei tiranni, citano il discorso del nuovo imperatore alla nazione americana e al mondo come un vangelo. E non gli basta che sia un discorso terrificante, di una violenza ora esplicita ora ipocrita e minacciosa; non gli basta che renda chiaro quel che sarà il nuovo ordine: pretendono anche che sia intelligente. Ma non lo è, è la banalità del potere alla maniera di Henry Kissinger che insegna ad Harvard, pontifica a Davos per farci sapere che è sempre la guerra a risolvere tutti i problemi e che in guerra si va per uccidere il nemico, non per filosofare cose ben note anche a Tamerlano. Eccoli i revisionisti della storia sacra, quelli che non si lasciano ingannare dalle retoriche populiste resistenziali pacifiste, eccoli i cervelli lucidi ed eleganti. Ma che dicono, che fanno? Fanno ciò che hanno fatto i cortigiani prima di loro: attaccano il carro dove vuole il padrone. E non gli basta chinarsi alla legge del più forte, devono anche spiegarci che è necessaria e provvidenziale: la forza saggia, come la chiama il segretario di Stato Powell, che si sacrifica per la libertà degli altri. L’Europa, dice, sbaglia a contenere la supremazia americana che è la sola pronta a battersi. Simili argomenti sono buoni per un mondo di lupi, ma che almeno si abbia il coraggio e l’onestà di riportarli nella loro cruda sostanza senza ricoprirli delle stravecchie e stranote ipocrisie imperiali. (…) Il terrorismo integralista è il male del secolo, ma se non ci fosse, il nuovo impero avrebbe dovuto inventarlo. La caccia al terrorismo in tutto il mondo è l’apriti Sesamo del suo espansionismo, della morte in culla di ogni diritto internazionale: tu combatti il terrorismo in Cecenia, tu uccidi i sovversivi in Cina e noi che siamo più forti diamo la caccia ad Al Qaeda in tutti i continenti. La nuova intellighenzia berlusconiana, quella che non si fa imbrogliare dalle demagogie della sinistra, ma che ha appreso da Togliatti il dispregio per le “anime belle”, ora lo rivolge a quanti cercano di difendere uno Stato di diritto, uno Stato laico. Nella loro televisione riformata abbondano due generi: la propaganda di guerra, l’apologia della guerra popolata di eroi e di difensori dell’orfano e della vedova di tipo hollywoodiano della seconda guerra mondiale, e il cristianesimo dei miracoli e delle superstizioni, che va bene anche a Putin, l’uomo del Kgb con la medaglietta della Madonna al collo. Avanti con i padre Pio e i pastorelli che vedono la Madonna che gli confida terribili misteri come quelli di Fatima che, finalmente svelati da una pastorella superstite, ricordano ai fedeli che la rovina del mondo è il comunismo ateo da distinguere da quello non ateo; che è poi quello di Putin che tiene una medaglietta al collo e combatte anche lui il terrorismo.
Giorgio Bocca, “La malafede dei cortigiani”, L’Espresso, 20 febbraio 2003
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