La Manche, l’insopportabile certezza di un’attesa
Da Albacete a Toledo si allarga lo spazio infinito della Mancha. L’altopiano della Meseta sotto il sole di luglio è l’immagine stessa dell’estate. Distese di campi bruciati dal sole, l’orizzonte ondulato da colline di terra rossa. Non un albero, non una pozza d’ombra. La strada corre diritta sull’altopiano della Meseta: vai, vai, e non incontri un solo uomo. Rare fattorie di pietra, isolate da tutto, e ti domandi come si viveva in quelle corti, il mondo chiuso in un’aia, per tutta la vita. Immobili le pale dei mulini a vento. Non c’è un soffio d’aria. L’estate incombe sulla Mancha, la schiaccia e la tiene immobile sotto il sole allo zenith.
La terra se ne sta quieta, mansueta sotto al suo giogo torrido. Il cielo, sopra, è smisurato. Un grifo vola lento in circolo con le sue larghe ali, cercando una preda. Un gregge pascola sotto lo sguardo di un vecchio immobile. Nel paesino che incontri, dieci case, due botteghe, una cafeteria con quattro avventori, e la chiesa candida nella piazza. Per le strade nessuno, e che silenzio. Una meridiana segna un’ora di un tempo che qui pare essersi bloccato, come un fiume che incontri un ostacolo insormontabile.
Sulle colline, i mulini dell’energia eolica girano adagio le loro pale, e ad andarci sotto fanno un po’ di paura, come fossero strane creature vive. E capisci perché don Chisciotte vedesse, nel girare dei vecchi mulini, giganti da affrontare con la spada in pugno. Ogni cosa inerte in questo deserto di luce è misteriosa, e capace forse di osservarti.
Ma sono il silenzio, e l’orizzonte senza fine, che mettono un’inquietudine. Quella terra riarsa, senza frutti, bruciata, pare supina in una domanda al cielo che la sovrasta. Nella Meseta non ci si può illudere, non si può sfuggire alla certezza che vivere è un’attesa. Le case, i vecchi avventori davanti a un bicchiere di vino aspettano, senza dubbio, qualcosa.
E pure avvinto dalla bellezza di questa terra di infinito, ti preme una strana ansia di città, di gente, di rumore. Nella Mancha, non si può scappare. Qui è evidente, che gli uomini non possono che domandare, come questi campi abbandonati nella attesa della pioggia. La Mancha, è una domanda.
Acceleri, e te ne vai un po’ troppo veloce verso Toledo – verso la città, e i pullman carichi di turisti – dove ti protegga il rumore dalla certezza di quella inesorabile attesa.
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