La marcia del Cinese è finita?

Di Varani Gianni
20 Novembre 2003
Sondaggi giù, gaffes, la Confcooperative e le Coop scettiche, il “Guazza” combattivo, una candidatura affrettata. Bologna: per Cofferati è il momento dei ripensamenti?

Forse non tutto è scontato nella lunga corsa del Cinese verso la poltrona di sindaco di Bologna. E chissà che non stiano nascendo nuove domande sulla scelta di Sergio Cofferati di giocarsi il tutto per tutto nella sfida all’astuto Giorgio Guazzaloca, il sindaco-macellaio. Il quotidiano Repubblica il 23 ottobre riporta un sondaggio in base al quale Cofferati ha un leggero vantaggio, 32,1% contro il 29,3%, ma quanto a “fiducia”, Guazzaloca riceve un 58% contro il 50% di Cofferati. E c’è una sorpresa: nel caso si allei con Rifondazione, i voti dell’ex sindacalista scenderebbero al 28,1%. Infine, gli indecisi, a Bologna sempre sotto la media nazionale, sarebbero al 31%. è un segnale anomalo in una città che ha sempre visto pochi incerti e la sinistra, sommata a Rifondazione, veleggiare attorno al 60%. A parte il caso “Guazza”. Da quel giorno, si assiste ad un raffreddamento della presenza mediatica di Cofferati, a corto di argomenti e col fiato grosso per una campagna elettorale partita troppo anzitempo, mentre Guazza ignora il Cinese e non presta volutamente il fianco a polemiche e crociate. L’investitura formale del Cinese come candidato, da parte del popolo di sinistra in assemblea, era attesa come un momento liturgico ma scontato. Eppure è stata rinviata più volte. Doveva esserci prima dell’estate, poi è slittata a settembre, poi a novembre ed ora si parla di gennaio. Il rinvio è strano e parallelo a segnali “malpancisti” da varie parti, a sinistra come al centro e, soprattutto, dal mondo imprenditoriale. Nell’elenco dei “no” a Cofferati si era arruolato da subito un cantante bolognese di sinistra come Lucio Dalla. «Cosa c’entra con Bologna?», si era chiesto.

Sindaco o leader nazionale?
Segnali di riserve sono arrivati da ambienti cislini. Il Riformista, in un corsivetto velenoso del 26 settembre, titola “Cofferati, un perdente di successo”. La Confcooperative, con Luigi Marino, leader locale e nazionale dell’organizzazione, in un’intervista tutt’altro che sibillina, sottolinea che «i cooperatori non hanno bisogno di indicazioni… da un lato c’è il sindaco Guazzaloca, petroniano, civico e autonomo; dall’altro il sindacalista di sinistra che, come egli stesso ha ricordato, cerca una legittimazione elettorale per il suo percorso politico». L’ultima uscita è di Adriano Turrini, leader della Lega cooperative, che manda a dire a Cofferati di non gradire «veti pregiudiziali e “no” ideologici» e «affermazioni del tipo che, se cambieranno le cose, qualche cantiere potrebbe chiudere». Non vanno poi scordate le prime gaffes del Cinese. Appena arrivato a Bologna disse che aveva trovato una città «avvilita». Frase infelice, in una delle città più benestanti d’Italia. Subito circolò la battuta «per forza crede che Bologna sia avvilita: ha incontrato solo la gente di sinistra». In settembre, esorbitando dal ruolo di candidato, disse no al listone unico alle europee proposto da Romano Prodi. Polemiche immediate da parte della Margherita: «Vuole fare il sindaco o il leader nazionale?». Mettendo tutto assieme, ce n’è per ritenere che qualche dubbio in più, non previsto, si stia affacciando a sinistra. Ad esempio c’è chi si chiede se il rinvio dell’investitura a gennaio di Cofferati non significhi un margine di tempo per valutare anche altre proposte per il cinese: ad esempio le Europee? Nel dilemma l’Ulivo ha comunque una posta in gioco tutta politica, mentre per Guazzaloca è in gioco la semplice amministrazione di una città, all’insegna di questa filosofia: «sono qui al lavoro, coi fatti, solo per la città e per chi ci vive e non per altri scopi».

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