La mia banca suona il rock

Di Bottarelli Mauro
11 Maggio 2006
SONO RICCHI, IDOLATRATI E FAMOSI EPPURE METTONO A DISPOSIZIONE DELLE CAUSE PIù NOBILI IL LORO TALENTO. SONO I CANTautORI IMPEGNATI, ANIME BELLE DEL PENTAGRAMMA

Il mondo della musica, si sa, è quello in cui la logica dei buoni sentimenti, dell’utopia dell’uguaglianza universale e compagnia discorrendo è più splendidamente presente. Il rappresentante principe di questa categoria è il cantante degli U2, Bono Vox. Digitando il suo nome in qualsiasi motore di ricerca il risultato è sempre lo stesso: ogni dieci link, due riguardano la musica e otto l’impegno sociale per l’Africa e le tematiche ambientali e di sviluppo sostenibile. Un vero mito, uno che ci crede. E che quindi ha tutto il diritto a sentirsi “un po’ sfruttato” dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella sua brochure elettorale, inviata nelle case degli italiani, ha scritto che la star è stata grata al presidente per l’azione del governo verso i paesi poveri. «Tragicamente, negli ultimi anni sotto questo governo l’Italia è diventata l’ultima della classe tra le 22 nazioni più ricche del mondo, per la spesa pro capite a favore del Terzo Mondo», ha scritto Bono in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Lui con certe logiche non vuole avere nulla a che fare, basti ricordare il suo impegno per l’immissione sul mercato di una carta di credito “no global” della Croce Rossa, la Red American Express Card. «Questa carta è davvero sexy per me. è sexy voler cambiare il mondo. La “Red” è un’idea del XXI secolo. Penso che facendo ciò, e facendolo bene, ci sarà un gran bel business per loro (per l’American Express, ndr)». Voi ce l’avete la Red, compagni? Ovvio, non è mai stata immessa sul mercato: diavoli di multinazionali! Ma anche in casa nostra, non mancano fulgidi esempi di arte che si sposa all’impegno. Che dire di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti? Nato negli anni 80 come frutto deteriore del berlusconismo, ora il nostro ha sposato la causa dell’impegno sociale, arrivando a coniugare quanto nemmeno i padri del sincretismo riuscirono a sintetizzare: «Io credo che a questo mondo esista solo una grande Chiesa, che passa da Che Guevara e arriva a Madre Teresa. Passando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano». E come dimenticare lui, Piero Pelù, sodale di Lorenzo nel pezzo “Il mio nome è mai più”, canzone inno contro la guerra in Kosovo, mossa dal governo guerrafondaio di Massimo D’Alema, non per nulla indicato da Berlusconi come presidente della Bicamerale. Oggi Piero è anche promotore di una legge regionale toscana sulla tutela della musica il cui primo articolo sarà «La musica è cultura». Come dimenticare, poi, Ivano Fossati, il profeta del “mareee” che nell’ultimo album denunciava con forza e coraggio l’assenza di democrazia nella nostra società asfissiata da politica e media: i soliti profeti della pignoleria hanno fatto notare come lui non abbia disdegnato di presentare il suo album ovunque, in tv come in radio, ma sono solo controrivoluzionari. Il compagno Stalin l’aveva detto: utilizzare il proprio nemico per i propri fini è rock. Molto rock.

Toga rossa mon amour
Per finire lui, Roberto Vecchioni. Errori di gioventù (la galera) lo spinsero a condannare ingiustamente l’operato dei giudici, ma Mani pulite e le gesta del pool l’hanno riportato sulla retta via, direzione Kenya dove ha scritto “Rotary Club Malindi”, inno all’Africa e alla sua semplicità di cuore. Vista dal Mayungu Resort Beach, anche la dolente Malindi sembra più bella. La tournée? Organizzata dalla Clear Channel, controllore di oltre mille stazioni radio negli States orientate a destra e convinta sostenitrice del governo di George W. Bush.

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