«La mia candidatura poteva disorientare», dice Bersani. Il problema è sempre quello leninista dell’orientamento

´ «Il giocatore Veltroni copre tutti i settori del campo», dice un corsivo non firmato su Europa (10 luglio).
Fosse per lui, giocherebbe contemporaneamente per tutte e due le squadre in campo.
´ «Non sono disposto a stare qui a fare il parafulmine mentre Veltroni va in giro per il paese ad annunciare che con lui si volterà pagina», dice Romano Prodi al Corriere della Sera (12 luglio).
È terribile per un paraculo scoprire che c’è in circolazione qualcuno più paraculo di lui.
´ «Noi siamo comunisti responsabili, siamo nati per salvare Prodi nel ’98», dice Oliviero Diliberto alla Stampa (12 luglio) .
La famosa covata del patto Ribbentrop – Molotov.
´ «Non se ne può più di questo ambientalismo d’accatto», dice Raffaele Bonanni alla Repubblica (12 luglio).
Un altro attacco al cuore del veltronismo.
´ «Ora scopriamo che l’abolizione dello scalone Maroni in realtà significa mantenerlo in vita con modalità diversa», dice Giorgio Cremaschi sul Manifesto (10 luglio).
Far le stesse cose ma con modalità diverse, il vizietto del governo Prodi.
´ «Strano. io sono diventato un po’ liberale ma Scalfari che liberale era, adesso è totalitario», dice Fausto Bertinotti a Liberazione (10 luglio).
Totalitario perché dice che i rifondaroli sono rompicoglioni e i sindacati corporativi? Neanche la Pivetti sarebbe arrivata a tanto.
´ «La mia candidatura avrebbe potuto disorientare», dice Pierluigi Bersani alla Stampa (10 luglio).
A novanta anni dalla Grande rivoluzione d’ottobre, a quindici dalla fine della gloriosa Unione Sovietica, il problema è sempre quello leninista dell’orientamento.
´ «Violante ha un percorso che non è quello di nessuno di noi», dice Marcello Dell’Utri al Corriere della Sera (10 luglio).
Il problema del percorso di Violante è quando si intreccia troppo con il tuo: chiedere informazioni a Giulio Andreotti, in materia.
´ «Dopo la rinuncia di Bersani, non basterà più un’eventuale candidatura di Enrico Letta, deve emergere anche un nome esterno ai partiti», dice Gregorio Gitti al Corriere della Sera (10 luglio).
Oltre a un nome pensa anche a una fusione più ampia per il Partito democratico? Non solo Ds e Margherita, ma magari Ds-Margherita-Intesa-San Paolo?
´ «Guardateli bene, i promotori o i fans di questo referendum: appartengono tutti alle classi alte del paese», dice Rina Gagliardi su Liberazione (11 luglio).
Classi alte? Ma se abbiamo davanti agli occhi una foto di un banchetto referendario presidiato da Renato Brunetta?
´ «Lo sciopero dei magistrati? È revocabile, non è un dato di fatto», dice Nello Rossi all’Unità (11 luglio).
Il tono dei magistrati verso il governo Prodi è quello di un padrone molto cafone verso il suo maggiordomo.
´ «Capisco la scelta di Lapo Elkann di fare la propria strada, di rinunciare ai privilegi», dice Riccardo Bossi al Corriere della Sera (11 luglio).
Ma a che privilegi ha rinunciato il giovane Elkann?
´ «O accettare la bomba atomica, o avere una guerra contro l’Iran. Consideriamo entrambe le ipotesi assolutamente inaccettabili», dice Massimo D’Alema al Corriere della Sera (11 luglio).
Povero D’Alema, si sta veltronizzando.
´ «Sulla vicenda delle pensioni si sta respirando una insistente iniziativa neocentrista», dice Paolo Ferrero al Corriere della Sera (12 luglio).
Quei miracolati di Rifondazione vedono all’orizzonte la fine della loro carriera ministerialista (e pivettistica). Molti i pianti.
´ «La percezione che il paese ha non è di un governo forte», dice Piero Fassino all’Unità (11 luglio).
Ma guarda te che cosa va a percepire, il paese.
´ «Danno d’immagine nei confronti dello Stato e degli stessi corpi di polizia», dice la Corte dei Conti alla Stampa (12 luglio).
Corte dei Conti o Torte dei Tonti?
´ «Veltroni ha fatto una stronzata a non firmare», dice Bersani alla Stampa (12 luglio).
No, è Samuele Bersani (cantante), non Pierluigi (politico).

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