LA MIA TORINO, BELLA E STRANA
Caro Luigi, ti racconto la mia città vista con gli occhi di una ragazza che ha difficoltà e la vita si complica in tutti i suoi aspetti più facili.
Torino è una città strana, perché non piace a nessuno a prima vista e invece ha una bellezza barocca splendida e pesante da conservare. Ci sono vie dove ti aspetti di vedere spuntare i cavalli che portano la carrozza, come via Pietro Micca o via Palazzo di Città. Questo significa anche tante barriere per chi ha difficoltà motorie e tanti convegni e tavole rotonde servono solo ai normodotati e non ai miei compagni di scuola che vivono sulla sedia a rotelle, ed io li ascolto nei loro discorsi disperati di ragazzi tagliati fuori dalla vita attiva. La gente che vive questa città è separata in tanti cerchi concentrici, che sono nettamente divisi e ciascuno decide a quale appartenere. Ti parlo dei rumeni, ad esempio, che si vestono in modo tutto loro proprio per riconoscersi; oppure ti parlo dei fighettini che si dicono “cabi” che si riconoscono per le firme che vestono; o ti parlo dei miei compagni che si fanno ancora più brutti con i vestiti degli straccioni, neri e sporchi…
Io appartengo al cerchio dell’handicap cioè il cerchio di tutti gli sfortunati, che per diversi motivi non possono entrare negli altri cerchi, ma ci facciamo buona compagnia e Torino è come una conchiglia socchiusa.
Ma in Torino vivono realtà incredibili di volontariato, come il Cottolego o il Sermig o tutti i volontari che mi hanno aiutato negli anni o tutti quelli che mantengono vive le parrocchie; queste persone non si incontrerebbero se non avessero una passione in comune, cioè l’amore per il prossimo.
Vorrei aggiungere che lo spirito della città di Torino è anche magico, perché a fianco dello spirito cristiano convive uno spirito molto ateo e legato alla magia nera che non crede in niente di positivo e affida i suoi sentimenti agli affari e ai soldi. È un sentimento che si percepisce bene vivendo a Torino, e io lo conosco anche se per fortuna vivo in un mondo cristiano dove la presenza di Dio è reale.
Io ho la fortuna di appartenere a un gruppo di ragazzi che si trovano a leggere pagine di meditazione; non appartengono a nessun gruppo o cerchio, ma si mischiano tra di loro e si giocano nella realtà per le occasioni che essa presenta, come la raccolta del Banco Alimentare; in questi cerchi giovanili trovi di tutto, perché Torino è cosmopolita e raccoglie ragazzi che arrivano dalla provincia.
La provincia torinese non la conosco bene, ma so che è piena di cittadine e di paesi, alcuni ricchi di vita e pieni di occasioni di divertimento, altri invece sono molto spenti e non offrono possibilità per i ragazzi.
Ma il futuro di questa città è un’incognita per tutti; forse gli unici che sono in grado di prevederne il futuro sono i politici che fanno progetti a lungo termine.
Penso che una ragazza come me non sia in grado di trovare soluzioni, ma sono contenta di vivere in questa città che pochi apprezzano, perché difficile da scoprire.
Infine consiglio a chi vuol scrivere la storia della mia città di non considerare solo i lati negativi di Torino, ma di fare la fatica di chiedere, di bussare, di farsi ascoltare da chi vive e crea la mia città.
Carlotta Giglio
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