La misericordia, femminilità di Dio

Di Calò Livné Angelica
19 Marzo 2004
Ho lasciato a metà la serata di gala al Turin Palace di Torino

Ho lasciato a metà la serata di gala al Turin Palace di Torino, ero là con un centinaio di relatori del Convegno delle Expo Elette, prima edizione di un grande avvenimento a livello internazionale per l’affermazione della donna nella vita sociale, politica ed economica nel mondo. Nel seminario chiamato “Guerra e pace” avevo parlato della nostra nuova Fondazione Bereshit. Avevano parlato anche il presidente dei Medici senza frontiere, una rappresentante della Croce Rossa Internazionale, una rappresentante dell’Unicef, il preside della facoltà di Diritto internazionale dell’Università di Torino, un rappresentante del Sermig – Arsenale della pace – un generale dell’Esercito Italiano e la senatrice Acciarini. A cena ero seduta fra il generale e il medico senza frontiere che continuavano a raccontarmi storie stupefacenti sulle loro esperienze nei punti più nevralgici del mondo dal Sudan a Pechino, dall’Angola al Kosovo e si prodigavano per incoraggiare la mia piccola missione di pace con i ragazzi dell’Arcobaleno. Però dovevo lasciarli perché i miei amici torinesi mi avevano detto che dall’altra parte della città si presentava l’ultimo libro di don Giussani e lo presentava don Pino, ai miei occhi una figura leggendaria del movimento cristiano di Comunione e Liberazione, un movimento che negli ultimi anni mi aveva dimostrato che l’educazione all’amore è tesoro e retaggio.
Sono arrivata alla fine, mentre uscivano tutti dal teatro gremito.
Mi hanno presentato don Pino che ha sorriso preoccupato quando gli ho detto che per lui avevo rinunciato alla tartufata di cioccolato bianco dell’albergo più elegante della città e quando gli ho porto una riproduzione dell’ “Immersione nel Giordano” di David Roberts, un artista dell’800, mi ha detto: «Grazie per ciò che fai e che sei!». Stavo scrivendogli una dedica e quando ho alzato lo sguardo devo aver avuto negli occhi sofferenza, implorazione, impotenza perché con grande calma mi ha detto «Niente potrà più dividerci a noi cristiani e voi ebrei!». Ho avuto un brivido, non avevo mai visto quest’uomo ma lui sapeva esattamente cosa avevo sul cuore. «Ma quel film, don Pino?» ho domandato con un dolore che si poteva toccare con mano. «Quel film sulla passione di Cristo? Quel film l’ho visto! Eravamo tutti ebrei, tutti! Nessuno più potrà accusare il tuo popolo, Angelica! Non devi temere! Nessuno potrà ancora dividerci! Due donne in quel film colpiscono per la loro importanza, due donne di una tenerezza straordinaria con un ruolo fondamentale! Esprimevano pietà, misericordia, sai che la parola “rachamim”, che in ebraico significa misericordia, viene dalla radice “rechem”, utero? Capisci l’importanza di tutto questo?».
Proprio quella mattina la rappresentante delle donne ebree in Italia, nel seminario sulle donne nelle religioni monoteiste, aveva ricordato questo particolare, straordinaria coincidenza, aveva detto che la misericordia è la parte femminile di Dio e il rigore la sua parte maschile.
Mi ero chiesta tutto il giorno perché proprio io, perché io qui con donne elette, stavo cercando il mio compito tra tutte quelle donne importanti.
Ora so che non ero qui per caso. Io madre sono qui con un compito, con una responsabilità, con un messaggio. E ora con una speranza in più!

Angelica Calò Livnè

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