La mitica spazzola di Bratislava

Di Emanuele Boffi
03 Aprile 2003
C’era poi la mitica spazzola

«C’era poi la mitica spazzola. Dentro al manico c’era il microfilm con cui il Vaticano comunicava con gli slovacchi. Noi la portavamo avanti e indietro: se ci trovavano quella spazzola eravamo tutti persi. La prima volta che andai da Krcmir, Silvio, responsabile dei laici che dipendevano da padre Korec, mi chiese la spazzola. Io gli dissi: “L’ho lasciata in albergo, te la porto domani”. Lo vidi sbiancare. Così abbiamo conosciuto la sua importanza. Andavamo a casa sua di notte, passando per la casa di dietro senza farci vedere. Scendevamo in una cantina, che cominciava con un cortile della sua casa, infine in una scalinata. Tutto al buio, in silenzio, contando i passi come ci avevano insegnato. La casa era piantonata e non dovevamo farci vedere. Lui arrivava, accendeva la radio e tirava giù le tapparelle. C’erano i microfoni dappertutto, a Bratislava».
Testimonianza di Carlo Coccia, Comunione e Liberazione, La ripresa, p. 240, nota 35.

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