La moglie del capitano
Cambridge. Mentre seguivo le notizie sul tenace inseguimento della Bbc a Blair e quelle sui militari italiani feriti in Afghanistan, ripensavo a quando, molti anni fa, pur avendo consegnato il cervello all’agitprop, divenendo un’utile idiota, ritenni il vezzo di frequentare l’Inghilterra, dove anche i giovani, in sostanza liberali e democratici non sembravano avere un odio feroce per il loro governo, conservatore o laburista che fosse, non parlavano ossessivamente e sterilmente di politica, ed erano patriottici. Allora la mia presuntuosa spiegazione era che fossero degli imbecilli. Ci sono voluti anni di residenza per vedere le cose in modo differente. L’esercito britannico sono i figli – e le figlie – di quest’isola in armi. Per questo quando “i nostri ragazzi” sono in azione, ogni contesa politica cessa e tutto il popolo fa quadrato. La moglie del capitano dei Royal marine con una bimba che lui non ha mai abbracciato al funerale nella chiesa in cui si erano sposati e avevano battezzato il primo figlio ha detto che «è morto combattendo per la sua regina e per il suo paese». Chi in Italia potrebbe pronunciare una frase simile?
Erica Scroppo
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