Per la Montalcini è tutta colpa dei produttori di temperini

Di Lodovico Festa
06 Dicembre 2001
«Tutti sanno che il sistema anglosassone di common law è costruito sulla regola del “precedente”, cioè sulle decisioni dei giudici che avevano già sentenziato su casi simili», scrive Devil sull’Espresso.

«Tutti sanno che il sistema anglosassone di common law è costruito sulla regola del “precedente”, cioè sulle decisioni dei giudici che avevano già sentenziato su casi simili», scrive Devil sull’Espresso. Con la maggioranza di centrodestra, i giustizialisti hanno smesso d’insistere sulla divisione dei poteri di montesquiana memoria. Puntano tutto sui giudici che si fanno la legge da soli. L’esempio però del diritto anglosassone non va ancora bene: troppe giurie popolari, magistrati eletti dal popolo o scelti dal potere politico. Si punti, piuttosto, sul diritto iraniano: lì il Parlamento non conta niente e i giudici li nominano gli ayatollah. *** «La colpa dei paesi cosiddetti ad alto valore etico che, in realtà, si arricchiscono con la produzione di armi e non pensano a eliminare le cause del terrorismo», dice Rita Levi Montalcini al Giorno. L’attentato alle Torri gemelle organizzato dai produttori di temperini? *** «Se, poi, il dato è quello delle politiche, insieme a Di Pietro avremo il 5 per cento», così la Stampa riferisce una frase di Alfonso Pecoraro Scanio. Dal Sole che ride al Sole a scacchi. *** «Adesso, però, i critici europei dello spettacolo italiano si indignano. Dalla Svizzera il Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, fa sapere…», scrive Furio Colombo sull’Unità. Un tempo il giornale fondato da Antonio Gramsci usava queste enfasi per altre dichiarazioni, del tipo: “Dall’Unione sovietica il segretario del Comitato centrale fa sapere…”. Dietro quell’appiattarsi su alcune posizioni e interessi sovietici c’era il sogno (si è visto quanto mal riposto) che Mosca guidasse l’emancipazione dei popoli. Quale è il sogno che spinge, invece, ad abbracciare interessi e dichiarazioni di Berna? *** «Dobbiamo per questo discutere serenamente e soprattutto non dobbiamo sbagliare nella comunicazione pubblica», dice Maurizio Gasparri a Panorama. Si riferisce solo a Carlo Taormina o anche alle liste di epurazione fatte in diretta Tv? *** «Ero nella stanza di Prodi: ho sentito e sono testimone di quel che è successo. Ricordo che me ne hanno dette di tutti i colori perché, come al solito, ho alzato la voce», così Liberazione riferisce una frase di Antonio Di Pietro. L’ex senatore quando è in stanza con Prodi, come al solito, alza la voce. È una sua abitudine da quando era pm. *** «Aznar si è ben guardato dall’idea di dividere i sindacati», dice Sergio Cofferati alla Stampa. Non è vero. José Maria Aznar trattò separatamente con le Comisiones obreras, il sindacato influenzato dai comunisti, isolando l’Ugt, che su ordine del Partito socialista puntava sullo sciopero generale. Dividendo i sindacati, riuscì a ottenere un accordo “unitario”. La verità è che Cofferati vuole dividere tutti: il governo, la maggioranza, gli imprenditori, persino il suo partito, ma non vuole che gli altri reagiscano. «Come faccio a infilzarti, se ti muovi?», Tecoppa è vivo. E lotta insieme a noi.

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