La multinazionale dell’apocalisse
Ci risiamo, son tornate le cassandre verdi, i profeti di sventura che predicano solo disgrazie. L’ultimo rapporto del Wwf sullo stato del pianeta The Living Planet, è un elenco infinito di sciagure: entro il 2050 scompariranno le foreste, le specie si estingueranno, non ci saranno più pesci nel mare, né animali sulla terra. I consumi sono troppi, non ci saranno più risorse naturali, la terra morirà e l’uomo dovrà cercarsi un altro pianeta dove vivere. La conclusione del rapporto del Wwf è che tutta la colpa è degli Stati Uniti, in particolare dell’amministrazione Bush che non crede alle previsione degli ecologisti radicali e che propone soluzioni di crescita che utilizzano lo sviluppo tecnologico
ed il progresso economico.
Premiata ditta “Pene&Panico”. E i fatti
Il Wwf è come Ade, che nella mitologia greca è il dio della notte e della morte, e che ha come messaggeri “pena” e “panico”. Per le sue previsioni apocalittiche Ade chiedeva consiglia alle Parche che pur essendo in tre avevano un solo occhio per vedere. E così sembra fare il Wwf, il quale elenca previsioni di morte, non tenendo conto dei dati reali che da più parti del mondo mostrano esattamente il contrario di quanto scritto nel The Living Planet. I fatti: il Wwf sostiene che dal 1970 ad oggi le foreste che coprono la Terra si sono ridotte del 12%. Ma la Fao nei suoi rapporti sullo stato delle foreste sostiene che negli ultimi 50 anni le foreste che coprivano 3,5 milioni di ettari nel 1949 hanno raggiunto i 4 miliardi di ettari nel 1988, e che tale cifra è stabile. Alla deforestazione del sud del mondo, la cui causa è il sottosviluppo e la ridotta produttività agricola, da qui la necessità degli agricoltori di bruciare zone forestate per ricavarne terreni da coltivare, corrisponde una cospicua riforestazione del Nord del mondo. Nel Nord America ci sono più foreste oggi che ai tempi di Colombo. In Inghilterra ci sono più foreste ora che ai tempi di Robin Hood. Secondo una ricerca dell’istituto Europeo Forestale, negli ultimi 40 anni il volume delle foreste in Europa è aumentato del 43%. L’ultimo dato fornito dai satelliti ci dice che l’emisfero Nord sopra il 40°parallelo (New York- Madrid – Pechino) è diventato più verde dal 1981. In Italia dal 1950 al 1980 la superficie forestale è aumentata del 31%. Il rapporto del Wwf sostiene che la biodiversità marina si è ridotta di un terzo e gli ecosistemi basati sull’acqua dolce del 55%. è vero che tende a crescere la percentuale del pesce pescato ma il Wwf non tieni per niente conto della crescita dell’acquacoltura e degli allevamenti marini. Solo negli Stati Uniti, ormai più del 45% del pesce mangiato proviene da allevamenti marini o di acquacoltura. Tra il 1984 ed il 1991, la produzione mondiale di pesci, molluschi e gamberi dagli allevamenti è cresciuto da circa 8 milioni di tonnellate a 14 milioni di tonnellate.
Il solito anti-umanesimo
L’errore di fondo del Wwf è quello di guardare alle risorse terrestri come fisse e immutabili, mentre in realtà l’uomo ha questa grande capacità di moltiplicare le risorse.
Il famoso studio commissionato dal Club di Roma a Dennis e Donella Meadows, e pubblicato nel 1972 con il titolo The limit to growth (I limiti dello sviluppo), prevedeva che a livelli di consumo del 1972 l’oro si sarebbe esaurito nel 1981, il mercurio nel 1985, lo stagno nel 1987, lo zinco nel 1990, il petrolio nel 1992, e il rame, il piombo e il gas nel 1993. Come è facile da constatare la realtà è ben diversa. Secondo i dati raccolti dalla Banca Mondiale le risorse di: Bauxite (da cui si estrae l’alluminio) sono cresciute del 1.436%; di Cromo del 500%; di Rame del 250%; di minerale di ferro del 663%; di piombo del 75%; di manganese del 96%; di Nickel del 247%. Le riserve di Petrolio e gas sono aumentate del 733% quelle di carbone del 27% e quelle di zinco del 107%. Il rapporto del Wwf guarda con enorme preoccupazione all’aumento dei consumi umani che sarebbero cresciuti ad un ritmo annuo dell’1,5%. Questo perché non ha nessuna stima delle enormi capacità dell’uomo di moltiplicare la produzione dei beni. Un solo esempio: all’inizio del ‘900 ogni agricoltore americano produceva cibo sufficiente per nutrire altre sette persone; oggi lo stesso agricoltore può sfamarne 96, coltivando una superficie di terra inferiore a quella del passato. Un aumento di produttività che ha toccato quasi tutti i campi di produzione. Circa l’impatto ambientale che le attività umane hanno sulla superficie terrestre il rapporto del Wwf esagera a dismisura. L’umanità rappresenta infatti solo lo 0,01% delle forme di vita che popolano il pianeta. La biomassa umana equivale a quella delle formiche e, distribuita sulla superficie dell’intero pianeta, formerebbe una pellicola spessa meno di un millimetro. Il regno vegetale rappresenta ben il 97,3% della materia vivente ospitata dalla Terra, mentre il regno animale copre il 2,7 %. In merito alle critiche all’amministrazione Bush, il rapporto del Wwf non dice tutta la verità. Dal punto di vista dei parametri ambientali infatti il Pacific Research Institute (Pri) di San Francisco ha appena rilasciato un dettagliato rapporto sullo stato dell’ambiente nei 50 Stati dell’Unione da cui risulta che la qualità dell’ambiente è la migliore degli ultimi 32 anni, da quando cioè è stata celebrata per la prima volta la “giornata della Terra”. La qualità dell’aria è migliorata del 29%. Tra il 1976 ed il 1997 il biossido di zolfo è diminuito del 58%, il biossido di azoto del 27%, l’ozono al suolo del 30%, il monossido di carbonio del 61% e il piombo del 97%. L’energia recuperata dagli inceneritori è cresciuta dell’800 % tra il 1960 ed il 1990. Circa l’inquinamento da residui chimici tossici, secondo il rapporto annuale delll’Epa (Toxic Releases Inventory) questi sono diminuiti del 48,5% dal 1988 ad oggi. L’inquinamento delle acque provenienti da impianti industriali è crollato. I rifiuti organici sono diminuiti del 46%, i rifiuti organici tossici del 99% e quelli da metalli tossici del 98%. Dal 1994, l’86% dei fiumi ed il 91% dei laghi americani sono balneabili e aperti alla pesca.
E’ tutta una questione di money?
E’ quindi chiaro che il livore con cui il rapporto del Wwf si rivolge nei confronti dell’amministrazione Bush ha altri motivi. Si tratta della decisione del governo americano di non finanziare più le Ong ambientaliste. Paula Dobriansky, Sottosegretario per gli Affari Globali e dirigente della delegazione Statunitense all’ultima riunione preparatoria prima del Summit Mondiale sullo sviluppo sostenibile che si terrà dal 26 Agosto al 4 Settembre a Johannesburg, in Sud Africa, ha detto che gli Usa non hanno nessuna intenzione di versare in maniera indiscriminata fondi che vengono poi gestiti dalle Ong ecologiste. La politica di Bush è quella di finalizzare al meglio l’utilizzo degli investimenti in programmi mirati e verificabili in collaborazione con i Paesi interessati. Sono più di 30 anni che il Wwf prevede disastri, e la prima buona notizia è che nessuna delle infauste previsioni si è mai avverata. Stupisce però il fatto che nonostante la manifesta inattendibilità del Wwf, alcuni mezzi di comunicazione hanno creduto e messo in grande risalto le previsioni del rapporto The Living Planet. Per quanto tempo ancora crederanno ai “profeti di sventura”?
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