LA MUSICA PUO’ FARE

Di Riccardi Fulvia
23 Settembre 2004
Olimpiadi di Monaco, 5 settembre 1972

Olimpiadi di Monaco, 5 settembre 1972, alcuni terroristi palestinesi di “Settembre nero” fanno irruzione nel villaggio olimpico nella tranquillità della notte penetrando nelle stanze degli atleti israeliani: alcuni vengono uccisi, altri portati via come ostaggi. Per commemorare le vittime di quel 5 settembre, fu organizzata una cerimonia di Stato, con l’esecuzione in mondovisione della terza sinfonia di Beethoven, l’Eroica. Per molti quel toccante, tragico e drammatico evento è inestricabilmente legato ancora oggi a quel concerto, a quelle note.
Beslan, 4 settembre 2004, la strage degli innocenti. Al di là delle veglie e delle candele alle finestre c’è chi, come una mia amica, ha voluto vivere in altro modo la sua profonda emozione e pietas, ascoltando i canti popolari russi. Come scrive don Giussani nell’introduzione a questi canti «l’aspetto più significativo per me è che i canti popolari russi non sono mai un prodotto individualistico, ma sempre riconducibile ad un avvenimento che ha come soggetto il popolo». E mentre faceva questo le passavano davanti quelle immagini tragiche, sentendosi così più vicina alle madri e ai loro figli. Alcune persone si sono chieste: «Perchè il nostro capo dello Stato non ha organizzato un concerto che si elevasse come preghiera per questi bambini?» Sicuramente avrebbe avvicinato le persone molto di più e avrebbe potuto incidere intensamente sulle corde dell’animo umano più di quanto non possano fare le mere parole, facendone scaturire una forza e un desiderio di continuare a credere e a lottare per un mondo più giusto. Secondo il grande violinista Isaac Stern, «Chi fa musica impara a non odiare. Chi fa musica impara a vedere, ad ascoltare, a pensare». In tutto il resto del mondo la musica viene insegnata ai bambini già alla scuola materna, qui no: e non è solo un fattore culturale, ma uno strumento per riaffermare nelle coscienze il diritto di ogni uomo alla vita e alla dignità, oltre a quello di essere considerato e ascoltato.
E quindi amato.

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