La natura della verità

Di Tempi
19 Dicembre 2002
La natura della verità

La natura della verità

«Manco dalle frequenze all’ora di religione dalla prima elementare, in terza difendevo il comunismo dall’accusa di mangiare i bambini, in quarta
avevo già letto Perché non sono cristiano di Bertrand Russel».
Accadono cose come vedere e ascoltare la cristiana Teresa De Grada Brandirali
e si capisce meglio che «Verità non è lo svelare che annienta il mistero, ma è la rivelazione che gli rende giustizia». Non stiamo immediatamente
parlando dell’annuncio del 25 dicembre. Stiamo immediatamente parlando anzitutto del metro di conoscenza e, quindi, di cambiamento umano per
eccellenza. Che non consiste in una logica, in un’emozione, in un’opinione. Consiste in un imprevisto, in un’avventura, in un incontro.
Avvenimento. Quale altra parola supera incessantemente l’arco dell’immaginazione ed è destinata a durare? Ci troviamo così, come di nuovo
dice il genio ebraico Walter Benjamin, a sperimentare che la natura della verità è qualcosa che «al cospetto della quale anche il più puro
fuoco della ricerca si spegne come sott’acqua!».
Chissà se Raffaele De Grada, grande storico dell’arte e comunista serio è mai stato sorpreso
da qualche sensazione del genere, dai giorni che sua figlia è diventata una strana cristiana, dopo che per una quarantina danni è stata fervida
maoista ed è compagna (con regolare rito marx-leninista) di Aldo Brandirali. I cui auguri riceviamo e giriamo volentieri ai lettori: «Accadono cose
che ci vorrebbero rinchiusi nelle liste dei buoni e dei cattivi, ma ci sorprendono altre cose che ci conducono nel cambiamento, per grazia».

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