La nostra tradizione
Dobbiamo essere insegnanti per educare? O padri, madri, se siamo di quelli che non delegano a scuola, associazioni sportive o religiose, il primo compito di introdurre alla realtà? Ridire, rimostrare quello che nell’appello sull’educazione viene chiamato il “patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale”, è possibile e necessario da parte di tutti e, tra l’altro, ci impone di riscoprire ragioni assopite, nascoste se non cancellate. Prendiamo ad esempio il Natale, siamo cresciuti festeggiando il giorno in cui è nato Gesù, perché oggi abbiamo paura di ricordarlo? Ci siamo fatti circuire da i ” non so se credere, la mia fede non la impongo agli altri, rispettiamo la fede degli altri quindi tacciamo della nostra” e i nostri figli, scolari, amici invece di un fatto accaduto, a Betlemme, 2005 anni fa, si sono dovuti sorbire babbi natale, feste dell’albero, e poi le grandi sorelle Pace, Fratellanza, Povertà, Amicizia Universale. E anche quest’anno quell’avvenimento riaccade, di nuovo. C’è, ma chiede a noi la possibilità di renderlo presente. Attraverso il presepe, un quadro della Natività, un canto, un disegno dei nostri bambini, parole e immagini di una cultura che ha attraversato i secoli ma che ha bisogno di noi, oggi, per essere riaffermata.
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