La partita di Baghdad

Di Fred Perri
27 Maggio 2004
Ogni volta che porto all’asilo mio figlio

Ogni volta che porto all’asilo mio figlio, vincendo il sonno e la pigrizia, vedo, appeso alla porta a vetri, un piccolo cartello con una foto. Nella foto ci sono dei bambini, il cartello spiega che sono bambini di Baghdad che giocano in un asilo aperto dall’Avsi. Non mi piacciono la guerra e le armi, se non al cinema e nei libri, però penso a quei bambini, a quell’asilo e a che cosa succederebbe se sene andassero i soldati con i loro fucili. L’altro giorno sono stato a un programma Tv. A un certo punto ha telefonato un idiota: «Perché non andate a giocare a pallone in Irak?». Voleva fare del casino, ma in realtà ha posto una questione essenziale: non dovremmo andarcene dall’Irak, anzi, dovremmo andarci in massa, magari a giocarci qualche partita di beneficenza vera, non di quelle che proliferano qui da noi e di cui mi piacerebbe vedere i rendiconti autentici, per sapere quanto va ai legittimi destinatari e quanto, invece, resta in tasca agli organizzatori. Mi piacerebbe che tutti fossimo più presenti, gli assenti hanno sempre torto. Sono stato in Spagna e, sebbene lo abbiano votato, non ho visto la gente entusiasta di Zapatero. Poi ho letto i giornali italiani e ho pensato di aver visitato un’altra nazione. Gli spagnoli se ne sono andati. Forse, se avessero visto la foto di quei bambini che giocano, ci avrebbero ripensato.

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