La Passione di Cristo
Le vie del Signore sono infinite: dopo l’ateo Pasolini, c’è voluto un cattolico australiano per realizzare un film potente su Cristo. Gibson ha avuto un gran coraggio: fare oggi un film sul Dio fatto carne vuole dire inimicarsi il potere che gestisce il cinema, e rischiare l’ostracismo perpetuo. Eppure l’australiano dal cuore impavido ha rischiato e ne è uscito un capolavoro. Cristo come fatto storico e come uomo affascinante: è questo il filo rosso che percorre l’intero film. Dalla lingua originale (un colpo di genio: l’uso della lingua storica per storicizzare l’avvenimento), alle piaghe della carne martoriata, fino all’uso sapiente di flash-back che ripercorrono, aggiungendovi umanità, i principali fatti della vita di Cristo, tutto afferma il fatto del Dio fatto carne e diventato compagno nella vita degli uomini. Cristo che lavora il legno e scherza in famiglia. Cristo che cade, piange e ha bisogno della madre. Cristo che ha coraggio. Cristo che guarda (il soldato, il centurione, la moglie di Pilato), come nessuno ti ha mai guardato. Cristo che sanguina. Cristo che si porta le piaghe in Paradiso. Un film commovente, tecnicamente perfetto: e un bel giudizio su questi nostri cupi anni.
Di M. Gibson,
con J. Caviezel, M. Morgenstern
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