La pillola dell’obbedienza
Avete un bambino che non sta attento in classe? È ora di preoccuparsi, perché presto potrebbero dirvi che non è solo una caratteristica innocua ma una seria malattia che va curata con la somministrazione regolare di anfetamine. Suona incredibile ma succede da anni in America, e adesso c’è segno che questa moda stia per essere introdotta anche da noi. Il nostro Cuf, la “Commissione unica del farmaco”, ha invitato alcuni mesi fa le aziende farmaceutiche ad avviare le procedure per la registrazione in Italia del Ritalin, un farmaco psicoattivo, da considerare alla stregua di una droga, per curare una “sindrome” la cui descrizione somiglia alle caratteristiche di una normale infanzia. Si tratta della cosiddetta “sindrome da disturbi dell’attenzione” detta anche “del bambino iperattivo”, una malattia i cui sintomi comprendono tutto e il contrario di tutto: si mangia le unghie, si agita sulla sedia, si distrae facilmente, parla troppo, parla troppo poco… e via elencando, per la bellezza di 99 segmenti del comportamento. Dato che la casistica nota viene dagli Usa, dove il prodotto da una parte è proibito agli atleti dal Comitato olimpico ma dall’altra viene dato a bambini molto piccoli, è il caso di notare che diverse stragi di cui si è avuto notizia nelle scuola sono state collegate all’assunzione di farmaci come questo, di sostanze cioè che alterano chimicamente il comportamento. Secondo un rapporto della Drug Enforcement Administration, «il metilfenidato [l’ingrediante chiave del Ritalin] è uno stimolante del sistema nervoso centrale e partecipa di diversi degli effetti farmacologici dell’anfetamina, della metanfetamina e della cocaina». Sui giornali si legge anche di casi eclatanti, come quello di Matthew Smith, che prendeva il Ritalin da quando aveva sei anni. Otto anni dopo, nel marzo scorso, si è sentito male mentre giocava sullo skateboard, ed è morto la sera stessa. Il medico legale di Oakland County (MI) Ljubisa Dragovic, ha stabilito che la causa della morte era la protratta assunzione di questi stimolanti. Perché i genitori americani fanno prendere queste sostanze ai loro bambini? Perché glielo consigliano a scuola e a volte glielo impongono. Si sono avuti casi in cui i figli sono perfino stati sottratti ai genitori che si rifiutavano di somministrare il farmaco al proprio figlio. L’iniziativa del Cuf è sostenuta adesso da un gruppo di psichiatri delle Asl dell’Emilia Romagna, che affermano l’esistenza e l’alta incidenza di questa sindrome, che va assolutamente curata, pur ammettendo che nella maggioranza dei bambini il disturbo evolve effettivamente in normalità. In una società come la nostra, addottorata a diffidare della frutta e della verdura del supermercato e a cercare i rimedi “naturali”, “olistici” e “biologici” per ogni cosa, si spera che i genitori vadano con i piedi di piombo prima di lasciarsi dire che “bisogna curare il bambino con un farmaco psicoattivo” da una malattia che, qualcuno dice, è stata inventata di sana pianta.
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