La politica belga di Prodi con gli immigrati: noi vi diamo la cittadinanza, voi ci votate

Di Tempi
19 Aprile 2007

Sono circa quattro milioni, tra regolari e clandestini, gli immigrati extracomunitari in Italia. Fino ad oggi il problema è stato appena impostato con leggi ragionevoli (la Bossi-Fini), ma insufficienti. Insufficienti perché da una parte sono contrastate dall’ignorante e sentimentale terzomondismo che sinistra e “cattolici adulti” mettono in campo davanti a qualsiasi ragionevole controllo dei flussi migratori. Dall’altra perché, è vero, quando si cerca di ragionare su questi temi è obiettivamente difficile trovare in giro qualcuno che abbia idee che non sfocino nel deprimente luogocomunismo della “legalità” e della “solidarietà”.
La soluzione prefigurata dal governo di Romano Prodi è molto eurosocialista: diritto di voto agli immigrati regolari, leggi più tolleranti nei riguardi dei clandestini, pochi anni di permanenza in Italia per ottenere la cittadinanza e, di conseguenza, l’iscrizione alle liste elettorali. è chiaro che questa logica (espressa esplicitamente da Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione comunista) punta a trasferire anche in Italia il modello belga, dove i socialisti hanno “comperato” il voto degli immigrati in cambio dell’estensione dello Stato assistenziale. A noi pare una prospettiva un po’ suicida. Però è una prospettiva chiara: immagina una società divisa in ghetti, con bordelli, bambini alla carta, eutanasia, matrimoni gay, eccetera eccetera. Ufficialmente legalizzati su tutto il territorio, ma poi in pratica attivi solo nei fortini borghesi sotto videosorveglianza 24 ore su 24. Mentre nei quartieri popolari circondati dalla polizia la legge potrebbe benissimo essere interpretata dai vari comitati e consulte (islamiche?) di cittadini.

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