La politica del fare

Di Filippi Stefano
22 Gennaio 2004
Primo sindaco non rosso della rossa Bologna, Giorgio Guazzaloca si appresta a concludere il suo mandato e ad affrontare la sfida contro il candidato del centrosinistra Sergio Cofferati. Nel nome della buona amministrazione, del pragmatismo e del “fare”

Mancano pochi mesi alle elezioni amministrative più politiche e “nazionali” di sempre. I bolognesi, infatti, saranno chiamati a scegliere il loro sindaco: ovvero a confermare la fiducia riposta nel 1999 in Giorgio Guazzaloca, primo sindaco non rosso della rossa Bologna o a scommettere su Sergio Cofferati, ex segretario cremonese della Cgil divenuto candidato borgomastro per chiamata dall’alto. Abbiamo incontrato Giorgio Guazzaloca e questo è il suo parere sulla città, sul presente e sul futuro.
Sindaco Guazzaloca, cinque anni fa lei strappò Bologna alla sinistra. Oggi si dice che la città non è mai stata comunista ma che semplicemente conviveva bene con chi l’amministrava bene. è d’accordo?
Quando decisi in piena autonomia di candidarmi a sindaco della mia città, dissi: “Bologna vota a sinistra ma non è una città di sinistra”. Lo penso da sempre e mi fa piacere che adesso anche analisti come Edmondo Berselli ne siano convinti. I bolognesi vogliono essere amministrati bene ed è questo che la mia Amministrazione si è impegnata a fare, credo con buoni risultati.

Bologna è un’Italia in miniatura: grande ma non grandissima, trafficata, molto affaccendata, creativa, cordiale ma orgogliosa, con un forte ceto borghese centrista in bilico tra destra e sinistra. Possibile che l’unica richiesta della città sia quella di essere amministrata bene?
Bologna è da sempre una città aperta al dialogo. La presenza di un’importante Università ha fatto sì che la città, nei secoli, sia divenuta un primario centro di dibattito e di elaborazione culturale. Bologna è una città europea, internazionale. In questo quadro avere una buona amministrazione è un punto di forza: anche sul fronte delle infrastrutture e della qualità dei servizi, infatti, occorre avere standard europei.

Lei è stato un apripista: sindaco con una lista civica appoggiata da Forza Italia e An. Riproporrà questa coalizione alle elezioni di primavera?
La lista civica è un’esperienza di grande valore perché ha la capacità di arrivare ai cittadini direttamente. La vicenda amministrativa di questi anni e il buon funzionamento dell’alleanza che ha guidato la città dimostrano che ci sono le qualità e i consensi per andare avanti su questa strada.

Non crede che i sindaci “civici” corrano il rischio di ridurre la politica a semplice “buona amministrazione”?
Parliamo di vera politica o del bla bla quotidiano in politichese? Se pensiamo alla vera politica, dobbiamo allora ricordarci che amministrare bene è rispondere ai bisogni della gente e quindi rendere un servizio alla buona politica.

Lei, civico a capo di una coalizione, ha fatto di tutto per tenersi lontano dai partiti. Non le sembra pericoloso prendere troppo le distanze dalla politica?
Io non metto in discussione il ruolo dei partiti che resta fondamentale; la mia esperienza è nata nell’associazionismo: lì ho preso le mosse per una responsabilità attiva nella città, prima all’Associazione commercianti e alla Camera di commercio, poi in Comune.

Qualche tempo fa Beppe Grillo ha ironizzato su Bologna dicendo che è la città dei sordomuti: Cofferati non parla ma Guazzaloca non ascolta. Fare sempre di testa propria non è talvolta un limite?
Come in ogni occasione della vita, bisogna vedere chi dà i consigli e per quali ragioni. Avendo una risposta positiva a questi due quesiti, nessun problema ad ascoltare. Poi Grillo è troppo simpatico per rispondergli….

Di lei, Edmondo Berselli, direttore del “Mulino”, ha detto che è perfetto per Bologna: operoso e lontano dalla politica, il bolognese che cura la sua città. è un ritratto completo?
Non mi sembra bello che debba essere io a dirlo. Faccio solo un’aggiunta: sono un bolognese che non solo cura ma ama la sua città. E la segue e la amministra anche con questo sentimento.

Che cosa cambierebbe del modello Guazzaloca?
Se le rispondo: “non cambierei niente”, rischio di apparire presuntuoso. Allora le dico: tutto è migliorabile e perfettibile, ma ritengo che dal ‘99 ad oggi questo tipo di amministrazione – questo “modello”, come lei lo chiama – abbia funzionato. Come? Superando l’ingessatura che frenava la città, stimolando energie nuove e valorizzando la libertà di iniziativa dei bolognesi. Questo è il nostro “modello” e i cittadini lo apprezzano.

E lei come è cambiato in questi anni così difficili?
Per me sono stati anni significativi se lei si riferisce al lavoro da Sindaco. Ci sono stati anche momenti di grande dolore quando le Brigate Rosse hanno ucciso il professor Marco Biagi. Ma Bologna ha saputo reagire con determinazione e forza d’animo, avendo come esempio la grande compostezza della famiglia Biagi. Quanto a me, il mio momento difficile l’ho superato su un altro fronte.

Domenica scorsa il cardinale Biffi ha lasciato la guida dell’Arcidiocesi. Lei, rivolgendogli il saluto nella Cattedrale al termine della Messa, ha detto: “Cardinale, le vogliamo bene”.
Sì, ho detto proprio così e ritengo di avere interpretato il sentimento dei bolognesi. Il Cardinale Biffi ha sempre detto ciò che pensava, ha animato discussioni davvero feconde per l’intera città, ha fornito un importante contributo sul piano culturale a una città che vive di cultura, è stato un padre attento ma anche severo quando lo ha ritenuto necessario, ha mostrato un grande umanità: in questi venti anni tra lui e i bolognesi si è creato un legame forte e saldo. L’ho riassunto in quelle tre parole: le vogliamo bene. E la gente ha applaudito.

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