la porta chiusa si spalancò
Un seguito di incontri con uomini e donne feriti dalla malattia, incapaci di memoria, di identità, o ancorati al passato, costretti dalle proprie turbe psichiche, o rassegnati e chiusi, che non ritrovano il sé e il proprio corpo e gli altri (vedi titolo).
Aiutato dal lavoro in equipe della sua clinica, l’occhio competente del neurologo professore universitario e scrittore Oliver Sacks ci trasporta in un mondo di storie e racconti in cui i suoi pazienti non sono casi, ma tragedie: distorsione del linguaggio, perdita della percezione di sé e dei propri arti, afasia, incapacità di giudizio cognitivo. Dove immaginazione e memoria possono trasportare la persona e il suo cervello in mondi di allucinazioni e sogni epilettici e la reminiscenza della propria vita personale conduce il paziente agli affetti infantili, capaci di aprire la porta chiusa e di liberare la memoria.
Quando Sacks inizia a lavorare con i ritardati, scopre la concretezza che non si lascia sedurre da astrazioni, ma veicola al mistero e alla bellezza del mondo.
Spesso il test rivela il deficit, non la capacità. Bisogna lasciar vivere la forma narrativa emozionale, aiutati dalla musica, dall’arte e dall’aritmetica.
Ma sempre occorre che l’affettività sia la base del cammino terapeutico.
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