la porta chiusa si spalancò

Di Ferrari Anna
09 Settembre 2004
Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie perun cappello, ed. Adelphi, pp. 303, euro 9,30

Un seguito di incontri con uomini e donne feriti dalla malattia, incapaci di memoria, di identità, o ancorati al passato, costretti dalle proprie turbe psichiche, o rassegnati e chiusi, che non ritrovano il sé e il proprio corpo e gli altri (vedi titolo).
Aiutato dal lavoro in equipe della sua clinica, l’occhio competente del neurologo professore universitario e scrittore Oliver Sacks ci trasporta in un mondo di storie e racconti in cui i suoi pazienti non sono casi, ma tragedie: distorsione del linguaggio, perdita della percezione di sé e dei propri arti, afasia, incapacità di giudizio cognitivo. Dove immaginazione e memoria possono trasportare la persona e il suo cervello in mondi di allucinazioni e sogni epilettici e la reminiscenza della propria vita personale conduce il paziente agli affetti infantili, capaci di aprire la porta chiusa e di liberare la memoria.
Quando Sacks inizia a lavorare con i ritardati, scopre la concretezza che non si lascia sedurre da astrazioni, ma veicola al mistero e alla bellezza del mondo.
Spesso il test rivela il deficit, non la capacità. Bisogna lasciar vivere la forma narrativa emozionale, aiutati dalla musica, dall’arte e dall’aritmetica.
Ma sempre occorre che l’affettività sia la base del cammino terapeutico.

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