La preghiera di una vera pacifista
Scusate se in queste ultime settimane ci facciamo presentare da certe appassionate lettere (come quelle che troverete anche a pag. 21). Non è perché sono diventate tante qui in redazione, ma è perché, come in particolare quella che segue, ci sembra documentino più felicemente delle nostre parole di specialisti della parola, la drammaticità degli eventi di questi giorni. E, insieme, un’intelligenza semplice, ma efficace della realtà, una libertà, che per ragioni diverse, comprensibili o meno, informazione e commentatori di informazioni, non riescono a rendere nella loro essenziale ultimatività. Per questo non si autorizzano traduzioni politiche, né in panciafichismo rutelliano, né da preti, boyscout e ricomunisti vari d’Assisi, di questa missiva di Giuliana Valzasina, cristiana papista non pentita. «Io voglio gridare con il Papa che continua a invocare la pace nei territori del Medio Oriente perché questo è il grido del mio cuore. Bisogna sostenere il grido di questo grande uomo che solo fra tutti difende il futuro del nostro povero mondo ormai giunto ad un bivio tragico di scelta tra la vita o la morte. Il Papa con dolore ha detto che la violenza e la morte sono arrivati al loro culmine raggiungendo anche il luogo dove Gesù è nato, i telegiornali d’altro canto hanno dato la notizia come un attacco simbolico perché Sharon ha detto che non si tratta di un’occupazione né di un attacco di guerra. Ora la realtà è invece che, siccome la realtà non è una finzione né un gioco, questo è un attacco gravissimo alla possibilità di convivenza pacifica tra le diverse religioni. Infatti il Papa ha additato come possibilità concreta la sopravvivenza fisica delle famiglie nei territori palestinesi che da sempre garantiscono la convivenza pacifica tra le varie religioni. La paura che l’uomo moderno vive in tutto il suo rapporto con la realtà sta diventando – e questo fa paura – anche il metro dell’azione politica. Vengono giustificate azioni perché si vuole prevenire un pericolo, e questo va benissimo, ma senza alcuna misura e questo non è politica. La politica deve confrontarsi e misurarsi rispetto al reale perché la misura viene data dalla necessità di salvare tutto quello che c’è. Così la pace resta il solo obiettivo della politica perché nasce dalla necessità di rendere possibile la vita per tutti. Ora non si può tacere il massacro di tante vite e della necessità effettiva di evitare questo massacro e del resto l’Unicef ha lanciato un allarme per i bambini che se non riceveranno aiuti alimentari entro sei settimane moriranno di freddo per la durezza dell’inverno afghano. Cosa salva il mondo? Un gigante ci accompagna: il Papa. Egli ci addita la potenza di Gesù che può togliere dal cuore dell’uomo l’odio che genera la violenza nel mondo e che solo può parlare al cuore dei terroristi perché desistano dai loro propositi di morte e volga il loro cuore verso la vita. Nel conforto della sua presenza così potente possiamo continuare a invocare la vita e la pace e costruire il futuro che desidera il nostro cuore».
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