La prova del nove
«Ma quale strazio della Costituzione. Mi meraviglio che Romano Prodi non capisca che il nostro paese ha bisogno proprio di quell’ammodernamento e innovazione che possono essere garantiti solo da un serio progetto di federalismo». è un Roberto Formigoni da battaglia quello che presenta a Tempi fatti e numeri che dimostrerebbero esattamente il contrario di quanto sostenuto dai detrattori del federalismo (che hanno avuto nella Confindustria di Montezemolo gli apripista della campagna d’autunno contro la devolution) e cioè che la riforma federalista violerebbe la Costituzione, genererebbe discriminazione tra le diverse aree del paese e si risolverebbe in un aggravio della spesa pubblica. Il governatore attacca: «Il federalismo, quando è autentico, è lo strumento più efficace per ridurre la spesa pubblica e un potente strumento di rilancio non solo per le regioni più avanzate, ma anche per quelle che fino ad oggi hanno fatto più fatica». E cifre alla mano, porta l’esempio concreto delle efficienze che la Lombardia ha raggiunto utilizzando i margini di autonomia che possiede già ora, rilanciando un modello di federalismo fiscale, competitivo e solidale, dove le risorse corrispondono alle competenze e alle effettive responsabilità sul territorio. «è ora di smetterla con le Cassandre che per difendere il partito della spesa pubblica e della rendita statale descrivono la devolution come il peggiore dei mali possibili. Il federalismo va visto alla prova dei fatti e qui in Lombardia ci sono dei fatti molto eloquenti di un federalismo responsabile ed efficiente che rende competitivo il territorio. In Lombardia – spiega Formigoni – abbiamo cancellato ben 798 leggi, e sono state poche decine le nuove leggi che sono state approvate, per lo più testi unici tra cui il nuovo codice tributario. E malgrado siano aumentate le competenze e la complessità dei procedimenti amministrativi, in Lombardia la struttura burocratica è stata quasi dimezzata. Nel campo della spesa corrente “improduttiva”, poi, la Lombardia ha la percentuale più bassa del paese, pari all’11,4% del bilancio complessivo mentre le altre Regioni sono intorno al 20% e lo Stato centrale intorno al 24%. Inoltre l’Irap è stata eliminata per un arco di tre anni per tutte le nuove aziende costituite da donne o da giovani imprenditori sotto i 35 anni di età, mentre una riduzione del 25% sulla stessa è stata concessa per le nuove aziende aperte nei piccoli comuni».
Un altro dato significativo. Il peso dell’indebitamento: a carico della Regione sulle entrate correnti è dello 0,83% contro una media nazionale dell’8% circa. Ma vediamo ora qualche esempio di quanto lo Stato trasferisce ogni anno alle Regioni per ogni suo abitante: Valle d’Aosta, 8469 euro; Toscana, 3011; Emilia Romagna, 2490; Marche, 2875; Campania, 3531; Umbria, 3535; Lazio, 4559; Lombardia, 1900 (a fronte del fatto che ogni lombardo versi più del triplo in imposte). E per chi ancora facesse ricorso al presunto egoismo connaturato al federalismo, si può ricordare che attualmente La Lombardia versa da sola il 54,4% del Fondo di solidarietà interregionale, 3959 milioni di euro su un totale di 7207. Per quanto riguarda il federalismo fiscale, Roberto Formigoni ritiene che per «ottenere il risultato dell’efficienza amministrativa e del controllo della spesa pubblica la via maestra è rappresentata da una competenza concorrente in materia fiscale. La nostra proposta è quella di definire quale gettito basterebbe a coprire gli impegni assunti dallo Stato (difesa, giustizia, amministrazione, ecc.): alle Regioni possono essere invece assegnati poteri idonei a far fronte alle proprie necessità, autonomamente e responsabilmente».
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