La ragazza di Hermesh

Di Calò Livné Angelica
14 Novembre 2002
Avevo preparato una lezione bellissima per i ragazzi della prima media... ma Lili mi si avvicina, le spalle rialzate, prova a dirmi qualcosa, scoppia in un pianto irrefrenabile «Che è successo Lili?»

Avevo preparato una lezione bellissima per i ragazzi della prima media… ma Lili mi si avvicina, le spalle rialzate, prova a dirmi qualcosa, scoppia in un pianto irrefrenabile «Che è successo Lili?». Lili mi guarda con gli occhi segnati che raccontano una notte insonne, un dolore sconfinato: «Mia cugina, aveva 14 anni, ieri è stata uccisa da un terrorista a Hermesh». Lili singhiozza sommessamente, 22 ragazzini mi aspettano sul palco. Rimango con il Cd in mano. Un dolore qui nel petto. Lili mi guarda, i ragazzi mi aspettano. Chiedo ai ragazzi di sedersi in cerchio e di dimostrare in qualche modo il loro affetto per la loro amica che sta soffrendo. Qualcuno le dà una carezza sul capo, qualcuno le sorride timidamente. Lili alza un po’ piu il viso a ogni carezza e a ogni parola smette di piangere e quando chiedo di formare dei piccoli gruppi per preparare una rappresentazione si aggrega ai suoi amici. Esco dalla scuola di Sasa con una sensazione di positività nel cuore. Non potevo trascurare quel dolore. Ma è solo l’inizio della giornata, non sono che le 9.30. Arrivo a Zfat, al Liceo Menachem Begin, nei corridoi il caos. Un professore mi chiama e grida: «Presto, c’è un’esercitazione antibombardamento!». È il terzo in due settimane. Frotte di ragazzi scendono per le scale, tutti gridano, spingono, ridono, scherzano mentre entrano nei rifugi. È la prima volta che insegno in una scuola 1.100 ragazzi. Rimango impietrita all’entrata del rifugio, gli studenti sono allegrissimi perché hanno perso l’ora di matematica, le professoresse si scambiano ricette. Un fischio e si può ritornare nelle classi. Vedo Nir, il direttore: «Siamo sotto tiro ora! I loro missili possono arrivare direttamente qui! A proposito, parla della gita della prossima settimana ai ragazzi, si dorme fuori e molti genitori non mandano i figli. Sai questi sono i figli dei giovani che nel ‘74 subirono il tremendo attentato di Maalot, ognuno dei loro genitori ha perso un fratello o un amico». Sulla strada di casa, passo attraverso il bosco di Ein Zetim, tra le tombe dei Rabbini della Kabbalah. Lo sguardo fisso nel vuoto e in quel vuoto c’e Lili, ci sono quei ragazzi che corrono esercitandosi a non morire, ci sono i bambini di Maalot di allora e la radio mi racconta dei bambini di San Giuliano…

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