LA RAGIONE IN DIFESA DELLA LEGGE 40

Di Rino Fisichella*
20 Gennaio 2005
Quello sollevato dalla legge 40 non è un problema di fede

Quello sollevato dalla legge 40 non è un problema di fede, ma un problema di diritto naturale. La vera questione, infatti, in prima istanza, non è quella della fede, ma è quella della ragione. è una questione di civiltà, non un conflitto tra laici e cattolici.
Dobbiamo cercare di capire, una volta che siamo posti dinnanzi alla concezione stessa dell’uomo e della vita umana, in che modo possiamo essere capaci di rispondere e corrispondere in maniera il più possibile universale, cioè da parte di tutti, a quelli che sono i principi iscritti nella natura stessa. Nella natura, infatti, ci sono delle regole che nessuno può modificare. Non può farlo la scienza, né l’uomo con arroganza può imporre di modificare queste regole. Sono iscritte nella natura ed è quindi inevitabile che tutti siano chiamati a rispettarle. Il rispetto della natura, è la base su cui siamo chiamati a confrontarci. è chiaro che possono anche esserci posizioni differenti, ma la vera questione non è quella di essere credenti o non credenti, la vera questione è avere delle motivazioni oggettive che riportano al rispetto dei principi naturali. La scienza non può arrogarsi il diritto di intervenire sulla natura secondo dei calcoli che sono precostituiti.
Per quanto riguarda poi le modifiche che possono essere fatte alla legge mi sembra difficile un cambiamento della legge che possa essere realmente migliorativo. Da quello che io posso comprendere, infatti, le modifiche devono essere tali da evitare l’intervento referendario. Personalmente ritengo che non ci possano essere delle modifiche legislative all’attuale legge 40 che possano migliorarne il testo così come è stato concepito. Se, infatti, si tratta di accogliere, almeno parzialmente, le istanze referendarie, in ogni caso si tratterebbe di modifiche comunque peggiorative dell’attuale testo perché la sperimentazione sugli embrioni non rispetta la vita umana e l’eterologa comporta più problemi di quanti prometta di risolverne.
Pensare che tutto possa essere determinato solo ed esclusivamente dalla sperimentazione finalizzata alla guarigione delle malattie è tendenzioso ed è poco coerente con quella che è la vera posta in gioco.

*vescovo e rettore Università lateranense
(testo raccolto da Nicola Imberti)

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