La realtà eccede gli schemi
Per 150 anni il binomio mito-complotto ha rappresentato la cifra stilistica della visione del mondo reazionaria. Colti di sorpresa dalle grandi trasformazioni innescate dalla Rivoluzione francese, i tradizionalisti, cui pareva impossibile che banali problemi sociali potessero annientare forme di legittimità che affondavano le radici nella gloria dei secoli, hanno gridato alla congiura. Tutto ciò che è accaduto dalla presa della Bastiglia fino all’incendio dell’Europa nella Seconda guerra mondiale è stato attribuito a complotti: da quello dei filosofi illuministi al tempo di Luigi XVI a quello demo-pluto-giudaico-massonico contro l’Italia denunciato da Mussolini. Le cose sono cambiate con la caduta del Muro e l’avvento di Al Qaeda. Fino a quel momento le forze della sinistra rivoluzionaria si erano sempre presentate come le forze del progresso e della ragione, intente a cacciare l’oscurantismo tradizionalista a colpi di luce. D’improvviso quelle stesse forze hanno fatto proprie le chiavi di lettura degli avvenimenti tipiche dei reazionari: la novità e originalità storica di avvenimenti come gli attentati di New York e Washington, di personaggi come Osama Bin Laden e Zarkawi, è stata negata in nome di un’interpretazione complottistica della storia, che fa risalire alle manipolazioni di servizi segreti i fatti e le persone che dovrebbero rappresentare una sfida al sistema.
Come si spiega questa primavera della dietrologia, cui aderiscono intellettuali di destra e sinistra radicale? Con l’incapacità di rendere ragione del nuovo, di accettare che la storia sorprende con avvenimenti che non rientrano negli schemi prefissati. L’ideologia e la tradizione ridotta ad ideologia non possono tollerare di essere smentite dalla realtà, perciò reagiscono con quella che Hannah Arendt ha definito «intelligente destituzione del reale». Sempre meno intelligente man mano che passa il tempo.
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