La regola dell’immobilismo

Di Togni Paolo
07 Dicembre 2006

Molti tra coloro che si occupano di ambiente ritengono che impedire qualsiasi cambiamento sia il modo migliore per tutelarlo. Se i nostri progenitori avessero seguito questa regola vivremmo ancora nelle caverne, mangiando carne cruda perché, e questo obiettivamente va riconosciuto come vero, accendere un fuoco determina inquinamento.
Fortunatamente i nostri antenati, persone intelligenti e costruttive, non hanno seguito questa regola demenziale. Nel primo secolo della nostra era il corso del Tevere era già stato modificato diverse volte, ed era stato prosciugato il lago che si trovava dove, da allora, sorge il Colosseo: pensate che Pecoraro Scanio l’avrebbe consentito? Da come si sta comportando sulla questione del ponte sullo stretto di Messina dobbiamo dire che non l’avrebbe autorizzato. E la costruzione delle strade consolari e degli acquedotti, sarebbe stata consentita da un governo al quale avessero partecipato i verdi? Guardiamo alla questione Tav e avremo una risposta. E certo non sarebbe stata consentita a Leonardo da Vinci la realizzazione del sistema di canali artificiali di Milano, utilizzando i quali furono trasportate le pietre per il Duomo e che col nome di Navigli costituiscono, pur nell’attuale stupidamente ridotta dimensione, una attrattiva della città.
È evidente che la scelta dell’immobilismo non può essere condivisa da chi abbia un minimo di preoccupazione per le generazioni future. Si tratta di una scelta dalla quale emana un sentore di putrefazione e di morte, perché non esiste, nelle vicende della natura e della razza umana, la stasi: si vive e si progredisce, oppure ci si ferma e si regredisce fino a morire.
Essere realmente e razionalmente preoccupati per la qualità dell’ambiente non significa impedire tutto: significa invece fare le cose nel modo giusto, col minimo impatto ambientale e quindi in maniera accettabile. Significa passare dalla logica del no alla logica del come. Ma i verdi e gli ambientalisti giurassici non sono disponibili a rivedere il loro approccio alla problematica della tutela ambientale. Essi non sanno, o non accettano, che tutto il territorio europeo sia come l’uomo nel corso dei secoli l’ha fatto. Ingessatura ideologica e/o carenza di strumenti culturali e intellettivi? Ognuno può dare la risposta che ritiene più giusta.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.