LA RICREAZIONE E’ FINITA

Di Bottarelli Mauro
14 Aprile 2005
PER SANDRO BONDI «NON BISOGNA SOTTOVALUTARE IL CATTIVO RISULTATO DELLE REGIONALI: IL BERLUSCONISMO NON E' FALLITO PERCHE' SINONIMO DI MODERNIZZAZIONE E RINNOVAMENTO»

Che fare? Scomodare Lenin per discettare delle sorti di Forza Italia può apparire blasfemo, ma il dibattito politico interno apertosi dopo la sconfitta elettorale alle regionali impone una riflessione decisamente seria. Non è più tempo di rimandi né di tarallucci e vino: urgono decisioni nette, certamente dolorose ma necessarie per rilanciare il principale partito della Cdl e quindi implementare la forza propulsiva dell’intera coalizione in vista delle politiche del prossimo anno.
Ne è convinto anche Sandro Bondi, coordinatore nazionale degli azzurri e, dopo che il Cavaliere ha avocato a sé le deleghe di tutti i responsabili regionali del partito, responsabile della riorganizzazione territoriale. A Tempi Bondi non nasconde l’amarezza per il risultato elettorale ma non cede al vizio nazionale del piangersi addosso. «Anche se è buona regola ricordare che gli italiani hanno votato per eleggere dei governi regionali – attacca il coordinatore azzurro – non sottovalutiamo questo cattivo risultato. è un segnale di malcontento sulla condizione economica, anche da parte dei nostri elettori, che dobbiamo saper ascoltare per fare meglio e di più, sia come governo che come partito. Per quanto riguarda la situazione interna del partito, Berlusconi ha soltanto azzerato la situazione per una verifica generale. La riflessione riguarda tutto il corpo del partito e questo migliora se è capace di affrontare in maniera seria una riflessione politica. Nella fase di rinnovamento che stiamo aprendo cercheremo di valorizzare i giovani e le donne che meritano». Il partito, però, è una componente di quello schieramento più ampio che è la Cdl: da più parti si parla di scricchiolii se non di vere e proprie fratture tra gli alleati. Siamo forse all’epilogo di una resa dei conti che sancirà la fine della coalizione? «Non credo. Anzi, è proprio nei momenti difficili che occorre rafforzare l’unità, la solidarietà e la coesione. E poi è forse venuto il momento di dare vita anche noi ad un progetto di unificazione e di federazione come quello avviato a sinistra». Il problema, quindi, non è il berlusconismo, come hanno denunciato pubblicamente alcuni esponenti di An e Udc? «Il berlusconismo vuol dire soltanto modernizzazione e rinnovamento. Questi obiettivi non sono ancora stati raggiunti, ma l’unico uomo politico che possa portarli a termine rimane Berlusconi e la Cdl nel suo complesso. Proprio per questo Forza Italia deve essere sempre di più una forza organizzata che si fonda però non sulle ideologie ma sui programmi, sull’autonomia delle istituzioni e sulla centralità delle persone. Forza Italia può avere molti limiti, ma senza Forza Italia non c’è speranza di cambiamento e di rinnovamento in questo paese».

RIAPRIRE “FORZA ITALIA”
Del medesimo parere è anche l’onorevole Maurizio Lupi, che sembra aver già focalizzato con chiarezza le problematiche da affrontare. «Lo stesso professor Galli della Loggia sul Corriere ha scritto che il difetto della Cdl è stato quello di non aver saputo includere, prerogativa che era la caratteristica principale di Forza Italia, partito nato come sintesi tra la cultura cattolica, quella liberale e quella socialista riformista. Oggi il partito si è chiuso in se stesso ed è stato incapace di vedere le novità che arrivavano dall’esterno: no ai Radicali, no alla Mussolini, no ai Pensionati, una preclusione preordinata e aprioristica. Se si vuole tornare ad essere forza trainante bisogna, invece, aver la forza di includere e non di escludere, ripartendo anche dal dialogo con la società civile. La sfida di Berlusconi, quindi, è incentrata sulla riproposizione forte della sua capacità di guida: occorre quindi cambiare formula e contenuti per dare risposta a bisogni emergenti della gente, agendo in contrapposizione con la grande debolezza strutturale del centro-sinistra». E in Lombardia? «Berlusconi ha fatto bene ad avocare a sé le deleghe regionali. Mi auguro che i nuovi coordinatori, in primis quello lombardo, saranno quindi espressione di questa rinata capacità di sintesi che vede le risorse come un arricchimento e non come disturbo. Vedasi, ad esempio, il caso Formigoni».

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