La ridicola favola del consigliere espiatorio

Di Fred Perri
21 Settembre 2006

In fondo nel calcio c’è qualcosa di positivo e non solo che, finalmente, Guido Rossi, commissario straordinario della Federazione Italiana Giuoco Calcio e presidente di Telecom Italia, se ne sia andato (o se ne stia per andare). Un merito bisogna pur riconoscerglielo: ha difeso Marcello Lippi quando quasi tutta l’Italia lo voleva far cacciare. Però, per il resto, lasciamo perdere. Oggi, comunque, volevo parlare dell’allenatore. Se l’allenatore sbaglia, e anche quando non sbaglia, lo cacciano. Faccio un esempio. Se Mancini continua così non mangia di sicuro il panettone. E potrebbe trovare tutte le giustificazioni possibili al suo insuccesso, tranne una: dare la colpa al suo consigliere, al suo assistente, a Sinisa Mihajlovic che gli sta accanto quasi irriconoscibile, in giacca e cravatta. Non può dire “non ne sapevo niente” se un attaccante è stato schierato terzino oppure se l’Inter, dopo aver rimpianto per anni un terzino sinistro, adesso comincerà a rimpiangere un portiere. È l’allenatore che decide, è lui che guida la squadra. È lui che deve sapere tutto quello che succede negli spogliatoi (non di rado si prendono apposta i cosiddetti giocatori-spia). Ora, quindi, io non voglio dire che il simpatico Prodi se ne debba andare, però sulla faccenda Telecom non ci racconti la favola del «io non sapevo niente, ha fatto tutto il mio consigliere». Per favore, siamo tifosi, non cretini.

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