LA RIVINCITA DI NATALE

Di Simone Fortunato
03 Febbraio 2005
Diversi anni dopo la partita a poker con cui avevano spennato il pollo, quattro amici si ritrovano per una rivincita.

Tutti i film di Avati sono uguali: se si eccettua una breve (e gloriosa) parentesi horror negli anni ’70, con il sorprendente “La casa dalle finestre che ridono” e qualche affondo religioso recente “Magnificat”, Avati ha sempre costruito più che dei film, delle cartoline ricordo di un tempo lontano, percorso da tanta nostalgia ed altrettanta tristezza. Ma c’è un’eccezione alla regola, ed è “Regalo di Natale”, amarissimo dramma dell’amicizia tradita e del sogno come illusione. Quattro amici, un tavolo verde da poker, un pollo da spennare e tanti rimpianti. Diciotto anni dopo quello che forse rimane il miglior Avati di sempre, troviamo un seguito di quella stessa partita: stessi attori (tutti, notevolmente sotto tono: Abatantuono, Cavina, Eastman, Haber e Delle Piane), stesso tavolo verde, stessi rimpianti. Con un qualcosa in più: il progetto di vendetta di chi, tanto tempo fa si fece fregare. Pur inferiore rispetto al film di partenza, “La rivincita di Natale” ha però dalla sua la resa di personaggi più vecchi e più tristi dopo vent’anni, ma ancora con un’ultima carta da giocare. E su cui puntare tutta una vita.
Di P. Avati
Con D. Abatantuono, C. Delle Piane

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