
La rivolta della sinistra Usa
La campagna contro il terrorismo ha diviso la sinistra americana. Com’è successo nella sinistra europea, alcuni hanno condannato l’attacco dell’11 settembre, ma sostengono che la politica estera degli Stati Uniti abbia qualche responsabilità per quanto è avvenuto. Altri membri autorevoli della stessa parte politica condannano invece vigorosamente questa interpretazione. Il numero di settimana scorsa del The weekly standard riunisce alcune delle loro affermazioni e credo che trovereste interessante leggerne qualcuna. Christopher Hitchens, un importante analista politico della rivista di sinistra The Nation, dice: «Gli attentatori di Manhattan sono espressione di un fascismo dal volto islamico e per loro gli eufemismi non hanno alcun senso… un massacro indiscriminato non può rappresentare in nessun modo, neppure obliquo, la punizione per le vittime, per il loro e per il nostro stile di vita. Ogni lettore onesto e politicamente impegnato di questa rivista avrebbe potuto essere su uno di quegli aerei, o in uno di quegli edifici… sì, anche al Pentagono». Lo storico Sean Wilentz, parlando in occasione di una manifestazione contro l’anti-americanismo organizzata dagli studenti della Princeton University: «Affermare che la povertà è la causa del terrorismo significa diffamare coloro che scelgono di vivere in tutta dignità la propria condizione di indigenza… i terroristi non rappresentano i popoli oppressi, piuttosto sono parassiti che sfruttano strumentalmente l’oppressione. Se non uccisi, vanno schiacciati». Scott Simon, famoso giornalista radiofonico della National Public Radio ha dichiarato: «Quelli che in passato sono stati pacifisti devono riconoscere la fortuna di vivere in un Paese dove altri cittadini hanno voluto rischiare le proprie vite per difendere anche il loro dissenso. La guerra chiama in causa la forza militare americana in una crisi globale dove non si vedono soluzioni pacifiche evidenti. Solo la potenza americana e quella britannica possono impedire altre stragi nei grattacieli, nelle pizzerie, nelle ambasciate, nelle stazioni degli autobus, sugli aerei e sulle navi. I pacifisti, come molti americani, vorrebbero cambiare il proprio Paese in molti modi… ma è meglio sacrificare i propri ideali piuttosto che aspettare che altri muoiano per difenderli». E da Berkley, uno dei centri del pensiero di sinistra americano, la femminista Tristin Laughter scrive: «Su questo tema la sinistra non parla per me. Trovo i tentativi di incolpare gli Usa per le stragi dell’11 settembre ideologicamente deboli e moralmente assurdi. Non ho mai sentito con più chiarezza di oggi la mia estraneità rispetto ai movimenti politici di questo Paese. Analizzare i rapporti di causalità delle azioni dei terroristi significa giustificare la loro violenza come una legittima espressione politica. Io non lo farò. Osservo la sinistra afferrarsi a questa idea di anti-americanismo che è l’unica cosa che le rimane dopo che il marxismo è stato screditato dalla storia. Ma l’anti-americanismo non è la reazione adeguata ai 6400 americani morti l’11 settembre. Sono triste. E spaesata». Sarà interessante osservare quale impatto avrà questa divisione sul futuro dei liberal americani.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!