La rivoluzione ha sempre un bel volto umano. I casi Perez e Noguera
Ogni anno la storia della guerra civile in Colombia aggiunge qualche nuova vicenda straziante che commuove l’opinione pubblica. Quella del 2001 è stata la vicenda di Andrés Felipe Pérez, un ragazzino di 12 anni morto lo scorso 18 dicembre per insufficienza respiratoria. Fin da piccolo era stato colpito dal cancro, e per questo avevano dovuto togliergli un rene e un polmone. Quando sei mesi fa iniziò ad aggravarsi, si rassegnò quasi subito alla morte. Aveva però un desiderio: che prima di dare l’addio al mondo il papà lo portasse con lui a vedere il Museo de los Niños de Bogotá, il “Museo dei Bambini”. Un luogo dove si presentano come spettacolo per i più piccoli le grandi scoperte della tecnologia e della scienza.
Ma suo padre, il sottufficiale di polizia José Norberto Pérez, era stato preso prigioniero dalle Farc lo scorso marzo, nel corso di un attacco a una stazione. In tutti i modi, ha cercato di ottenere che venisse liberato per vederlo un’ultima volta, e appelli sono stati fatti alla tv e su Internet perché i guerriglieri acconsentissero. Ma non c’è stato niente da fare. Al massimo, il capo delle Farc, Tirofijo, ha detto che poteva essere il bambino a recarsi nella zona sotto controllo della guerriglia per incontrare il padre: cosa impossibile, per le sue precarie condizioni di salute. Alla fine, Andrès Felipe Pérez è morto solo. Il padre è tuttora prigioniero.
La storia di un altro personaggio ha turbato la Colombia nel 2001. Consuelo Araújo Noguera, conosciuta popolarmente come “La cacica”, era una donna di 61 anni, madre di sei figli moglie del noto procuratore Edgardo Maya Villazón, e che era stata ministro della cultura proprio di questo governo, quello che ha tentato per quattro anni di portare avanti i negozisti di pace con la guerriglia. Intellettuale autodidatta, brillante editorialista sulla carta stampata e sulla radio, era diventata popolare soprattutto come cofondatrice del Festival Vallenato, in onore di una popolare musica tradizionale, che è più o meno l’equivalente colombiano del liscio romagnolo.
Il 24 settembre, mentre assisteva a una messa, un commando delle Farc ha fatto irruzione in chiesa, l’ha portata via, e l’ha condotta con marce forzate verso la Sierra Nevada de Santa Marta, una zona montuosa di notevole asperità. Ovviamente, data la sua notorietà, l’opinione pubblica ha chiesto la mobilitazione dell’esercito, che nel rastrellare l’area a un certo punto arriva vicino al posto dove sta prigioniera. Molto semplicemente, pur di non consegnarla decidono di ucciderla, il 29 settembre. In questo momento ci sono 4 parlamentari sotto sequestro, mentre oltre una cinquantina hanno ricevuto minacce di vario genere.
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