La rosa dei Tempi

Di Tempi
31 Agosto 2006

Cars – Motori ruggenti
In un mondo popolato da macchine, una velocissima auto sportiva, Saetta McQueen, ha un sogno: vincere la Piston Cup, una sorta di coppa del mondo per vetture sportive, e guadagnarsi la gloria. Ma qualcosa non torna nei piani di Saetta. Un incidente lungo la Route 66 ed eccolo catapultato a Radiator Springs, cittadina dimenticata dal mondo e abitata da auto arrugginite ed eccentriche. Per la prima volta lontano dagli autodromi, Saetta dovrà imparare ad avere a che fare con la realtà. Non sarà facile.
Semplice. Ha il dono della semplicità Cars, come molti dei film targati Pixar. Dopo le avventure in famiglia de Gli Incredibili, la partita si gioca intorno alla parola “seguire”. Seguire il proprio istinto per essere felice o seguire un altro, più grande di te, che ti indica la strada? Non è un problema da poco in un film in cui le auto, significativamente, sostituiscono gli uomini. Saetta ha sempre fatto di testa sua, scappando da tutto. Ma di fronte a qualcuno che lo giudica e lo inchioda alla realtà non può più scappare. Deve scegliere.

La cassa automatica self-service
Presenti in quasi tutti i caselli autostradali d’Italia le casse automatiche self-service facilitano l’interazione con l’utente vacanziero sprovvisto di telepass e denigratore della professionalità dei casellanti. La macchina si presenta molto curata nei particolari con dispositivi di sintesi vocale, indicatori provvisti di led a freccia, altoparlanti interfonici. Configurata per accettare sei diversi tipi di banconote e sedici diversi formati di monete la cassa automatica self-service non vi lascerà andare via senza avervi augurato buon viaggio.
Snervante. Il primo problema è capire dove cacchio si deve infilare il biglietto. Poi s’accende tutto, un sacco di frecce e freccine manco si stesse giocando con gli indiani dell’Enel. «Inserire il biglietto prego inserire il biglietto prego». Inserisci. Peccato, era la fessura delle carte di credito. Ricominci. Azzecchi il buco. «Inserire l’importo prego inserire l’importo prego». Si apre l’apposito sportello. Butti dieci euro. Peccato, era solo per le monete. Ripaghi. Fai i conti: t’è costato come un viaggio a Malindi. «Arrivederci». Mavaffangiro.

Primo Vercilli, “Maramangio”
Maramangio è l’invenzione firmata dal critico enogastronomico Paolo Massobrio e dalla maestra di cucina Giovanna Ruo Berchera insieme a Primo Vercilli, il dietologo promotore del metodo “tendere al gusto”. Già, perché nel volume edito da Comunica (pagg. 300, euro 14,50) la “dieta” cessa di essere argomento di tesi aleatorie su cui ormai «si è letto tutto e il contrario di tutto». Messa da parte la bilancia, il metodo Vercilli oppone ad esse l’unico vero must dell’alimentazione italiana: la cucina mediterranea.
Famelico. Sappiamo che il 45 per cento degli italiani è a dieta, e sappiamo anche che, come scrive Massobrio, ognuno ha l’ostinazione del Maramaldo «a farsi del male con un’alimentazione sbagliata». Bene, sapendo tutto ciò, l’idea che uno che prova 150 ristoranti l’anno (e ha una panza così) si metta a scrivere un libro sulle diete ci fa impazzire. Tanto più che il metodo Vercilli si può sperimentare anche fuori casa, chiamando il Call center del gusto (892.88808) e scegliendo tra i 2.000 ristoranti provati nel corso dell’anno dal club di Papillon.

Il bovino catalittico australiano
Per capire il valore di una vacca a flatulenza zero, basti considerare che l’uomo rilascia da 0,5 a 1,5 litri di gas al giorno suddivisi in 12-25 flatulenze. Litri di gas che, per via delle tracce di zolfo e nitroglicerina, emanano un odore inconfondibile, spesso aromatizzato al burro rancido (acido butirrico) o all’uovo marcio (solfuro di idrogeno). Nei bovini, poi, aumentano i litri di gas e aumenta pure l’incidenza odorosa di ogni flatulenza. Senza contare che metano e idrogeno sono infiammabili, perciò alcune flatulenze prendono fuoco.
Nauseabondo. Secondo gli esperti, i 26 milioni di mucche che pascolano in Australia e i 9 della Nuova Zelanda producono il 90 per cento delle emissioni di metano dell’intero comparto agricolo dei due paesi. Ecco perché i rispettivi governi si apprestano a investire 3 milioni di dollari per fornire agli allevamenti ruminanti «più efficienti, che inquinino meno, che liberino meno gas-serra». Già nel 2003 il governo neozelandese, preoccupato dalle emissioni di gas-serra, aveva proposto una “tassa sui peti bovini”, ma niente da fare. Vediamo da che parte tira il vento quest’anno.

La manona di Tempi
Se quest’anno non siete stati al Meeting di Rimini putroppo vi siete persi il gadget dell’anno: la manona gonfiabile di Tempi, costruita secondo gli standard europei di sicurezza, adatta a tutti gli ambienti e di ottimo impatto scenografico. Grazie alla sua valvolina esclusiva può essere facilmente gonfiata, sgonfiata e riposta in borsetta. L’oggetto cult dell’estate italiana manterrà in costante allenamento la capacità polmonare del soggetto gonfiante e la prontezza di riflessi del ricevente manata.
Dialogante Grazie al grande successo della manona gonfiabile di Tempi quest’anno al Meeting di amicizia fra i popoli non s’è vista nemmeno l’ombra. Fra i padiglioni della fiera di Rimini infatti sono volati più ceffoni che saluti. Ma il gadget distribuito dallo stand di Amicone non si è rivelato solo un ottimo strumento di dialogo: anche come amplificatore di vaffanculi funziona ottimamente. Per non dire del suo successo in modalità manomorta (utilizzabile però solo su sederi proporzionati).

L’ambitissimo Nobel
Il Premio Nobel è comunemente considerato l’encomio di maggior prestigio del mondo moderno. I premi vennero istituiti secondo le ultime volontà di Alfred Nobel, industriale svedese e inventore della dinamite. Egli firmò le sue volontà al Club svedese-norvegese di Parigi il 27 novembre 1895. Da allora, ogni anno sono assegnati riconoscimenti nei campi delle ricerche, delle arti e della pace. I vincitori hanno diritto a ritirare circa 10 milioni di corone svedesi (poco più di un milione di euro).
Diffamatorio Ha spiegato Oliviero Diliberto al Corriere della Sera che occorre dialogare con Hezbollah per non commettere gli errori del passato, quando si squalificarono interlocutori poi rivelatisi degli stinchi di santo. Ad esempio, ragiona il segretario del Pdci, «fino agli anni Settanta Arafat era considerato un terrorista internazionale, poi ha vinto il premio Nobel per la pace». Insomma, dopo il defunto rais palestinese, Günter Grass, Dario Fo e Rigoberta Menchú non c’è modo più rapido per denigrare una persona perbene che comminarle un Nobel.

Il bombolone (o krapfen)
Come si preparano i krapfen (crema a parte): amalgamare la farina con zucchero, burro fuso, scorza di limone grattugiata, sale e lievito precedentemente sciolto in un bicchiere d’acqua tiepida. Fate lievitare l’impasto fino a raddoppiarne il volume. Tirate la pasta fino allo spessore di un centimetro; con un bicchiere ritagliatene dei dischi e rimetteteli a riposare per un’ora. Friggete i pezzi di pasta in olio in modo che galleggino. Fate colorire i bomboloni da entrambe le parti e, dopo averli sgocciolati, rotolateli in abbondante zucchero semolato.
Paradisiaco Il bombolone è l’unico dolce che non fa peccare di gola. Delizioso tra le fauci di chi lo addenta, permette, tra un cappuccino e una spremuta, esperienze celestiali che rasentano il rapimento mistico. Particolarmente apprezzato dai poeti cattolici per le sue affinità con l’esperienza cristiana, il bombolone assicura una metafora pacioccona per ogni polemica estiva. Unica controindicazione: ingerito in quantità smodate può indurre visioni angeliche tipo Socci che abbraccia Bersani sul palco del Meeting. Meno pippe più bomboloni.

Il riposo del Cavaliere
Eruzioni laviche simulate come quelle che si possono ammirare al Mirage di Las Vegas, canti e balli fino a tarda notte, sole e bagni di mare, poca politica e la Gazzetta della Sport come lettura preferita. Questa l’estate di Silvio Berlusconi a Villa Certosa, residenza sarda del capo dell’opposizione. Con il fedele Apicella sempre al seguito, il Cavaliere ha quindi deciso di staccare la spina dopo la delusione di quei 25 mila voti che hanno consegnato il paese a Romano Prodi. Vacanze quantomai meritate.
Invidiato Camicia azzurra con le maniche rimboccate, abbronzatura senza eccessi, sorrisi smaglianti e tanto, tanto lusso. Alla faccia di chi gli vuole male, il Silvio si è concesso dieci giorni da Silvio: una vita esagerata. A qualsiasi ora del giorno e della notte: e non perché si è “amici di” ma perché “si è” e basta. In 25 mila l’hanno cacciato da Palazzo Chigi? Peggio per loro, lui si gode le vacanze che gli altri si sognano. Preferite il castello da film horror ucraino di Romano Prodi e la festa tutta austerity tra nipotini e torte in stile sovietico? Ipocriti.

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