La rosa dei Tempi
Il mio nome è Bond. Omosex Bond
Daniel Craig starebbe cercando di convincere i produttori di Casino Royale a includere nella saga di James Bond una scena gay. L’attore avrebbe detto di essere pronto a fare una scena anche esplicita per accontentare i suoi ammiratori omosex. «Perché no? Credo che al giorno d’oggi i fan di Bond lo accetterebbero. Basta guardare la serie televisiva Doctor Who dove ci sono scene gay e nessuno si scandalizza». Molti appassionati del genere hanno commentato negativamente l’iniziativa di Craig.
flaccido Sinceramente, ci sarebbe piaciuto che a commentare lo 007 di Lino Banfi fosse la lady di Redazione b25© barby25jes@yahoo.es che per incitare «i cristiani con le palle a boicottare il film» scrive: «Sinceramente, ero lì lì per pubblicizzare il nuovo Bond perché lo ritenevo un uomo di buon gusto, con intelligenza oltre che di carattere. Uno di quegli attori che incarnano il duro di cui ti puoi fidare. Ma quando ho letto la notizia mi sono cadute le tette ai piedi».
Gli ultimi giorni di san Giuseppe
Quando sei anni fa uscì Polvere, il suo primo romanzo, in molti parlarono di «caso editoriale» perché il libro, senza promozione pubblicitaria, arrivò a vendere oltre 5 mila copie. Oggi Giovanni Donna d’Oldenico, medico torinese, ci riprova e manda in libreria Giusto (Edizioni Marietti, pag. 155, euro 15), il racconto degli ultimi giorni di vita di san Giuseppe. Tra incontri, paure, amicizia e avventura c’è una vita abitata dal più grande Mistero della storia, per costruire una famiglia «che è la mia opera, ma non è opera mia».
gagliardo Non è facile scrivere un romanzo su san Giuseppe (& famiglia) senza scivolare nell’«effetto-Presepe». Nanni Donna c’è riuscito: il santo di queste pagine è un uomo gagliardo, pieno di limiti e tenerezza, umanissimo, con una fede semplice e grande che gli fa «domandare ogni mattina tutta la grazia necessaria per compiere il giorno». Un padre vero, che «custodisce perché è custodito». Sì, in fondo potrebbe essere andata proprio come racconta Donna d’Oldenico.
La fiction di Damiano
Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Cesare Damiano ha in mente un “piano” contro gli incidenti sul lavoro. In cosa consisterebbe il “piano”? Per esempio, ha dichiarato il ministro Ds, «in vista del rinnovo della convenzione dello Stato italiano con la Rai, è necessario mettere in campo una nuova opzione con un canale digitale terrestre. Dobbiamo creare un intero palinsesto per notizie, approfondimenti e, perché no?, fiction che abbiano come tema unico e centrale
il lavoro».
rebus Il problema degli incidenti nella scuola «è la televisione», e perché no?, «sono i reality», dice il ministro dell’Istruzione Fioroni. Il problema degli incidenti sul lavoro si combatte con «la televisione», e perché no?, con le «fiction» dice il ministro del Lavoro Damiano. Insomma, gli studenti sono dei bastardi perché c’è la televisione, gli imprenditori sono dei bastardi perché non c’è la televisione. Dove sta l’errore? Che sono al governo invece che sulla Settimana Enigmistica.
Il Gaudì della pittura
La mostra è aperta dal 4 dicembre, ma c’è tempo fino al 18 gennaio per visitarla. Vi sono esposti i lavori di Paolo Quinzi, le cui tavole si ricollegano in qualche modo all’arte del grande Gaudì, l’architetto della Sagrada Familia. Per ammirarle occorre recarsi in via Albricci 9 a Milano presso la Pmi Finance e Consulting. Per informazioni occorre telefonare al numero 328.2218149.
cromatico Il critico Mimmo di Marzio e lo scrittore Luca Doninelli dicono che le opere di Quinzi sono «un’esplosione cromatica, in cui la modulazione delle forme dà vita a composizioni popolate da creature primarie, quasi archetipe». E lo definisce il Gaudì della pittura, soprattutto per un intento comune al maestro. «Qualcosa, pare, è dietro un angolo e deve ancora succedere. Anche Gaudì, del resto, quando gli chiedevano quando avrebbe terminato la sua cattedrale, soleva rispondere: “Non lo so, ma il mio cliente non ha fretta”».
Boicottaggi udicini
L’onorevole Luca Volontè dopo aver attaccato gli spot di una nota marca di telefonini perché davano un’immagine sbagliata del matrimonio, ora è tornato alla carica con un’altra idea: boicottare l’Ikea perché non mette in commercio il presepe.
Secondo il deputato dell’Udc «siamo di fronte all’ennesima prova di un relativismo laicista che finisce per spianare la strada all’estremismo islamico».
turbocattolici Il presepe va difeso, certo. Soprattutto da chi afferma di non volerlo commercializzare «per non urtare la sensibilità dei musulmani». Questa è chiaramente un’idiozia. Però, calma. All’Ikea si va per comprare i comodini, non i presepi. Ad alzare il ditino ogniqualvolta qualcuno calpesta i “valori”, battezzando a destra e a manca, si fa la figura di gente presa da raptus turbocattolici, più dannosi alla causa che altro. E fa venire il sospetto che tutto questo smaniare sia frutto di un calcolo politico, che si è tutti buoni a fare i cattolici coi voti degli altri. Più ironia, meno Casini.
Il vescovo vs Téléthon
Tra gli sponsor dell’edizione francese di Téléthon figura la Chiesa cattolica. Che, avendo appreso che una parte della colletta è destinata alla ricerca sugli embrioni umani, ha protestato. Piccata la replica di Tiennot-Herment, madrina di Téléthon: «Sono scandalizzata e indignata». Téléthon ammette che parte dei 110 milioni di euro raccolti è utilizzato per le ricerche sugli embrioni, ma precisa che «sono permesse dalla legge».
SAGACE Madame Tiennot-Herment forse ha ragione a dire che «fare un dono a Téléthon significa aderire a un progetto globale». Però, neanche l’arcivescovo di Parigi ha torto a dire che «anche se Téléthon è un’opera generosa non per questo ci si può chiedere di firmare un assegno in bianco». L’arcivescovo di Parigi si chiama “monseigneur Vingt-Trois”. Che tradotto alla lettera significa «monsignor Ventitré». Però non porta il cappello sugli occhi. Che tradotto alla lettera significa: cà nisciuno è fesso.
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