La rosa dei Tempi
Il campione mondiale di Blackberry
BrickBreaker è il gioco del cellulare Blackberry 8700. Bisogna distruggere i mattoncini utilizzando una racchetta e una pallina. Al termine della partita si invia il punteggio ad un apposito sito web (www.plazmic.com) sul quale è visibile la cosiddetta “classifica pubblica”. Il record di BrickBreaker appartiene a un americano che aveva fatto un milione e 329 mila punti. Giancarlino Ronzoni era arrivato a un milione e 300 mila punti e aveva ancora 127 vite da spendere. Poi il gioco si è improvvisamente bloccato. Addio record.
Boicottato Dichiara a Tempi il Ronzoni: «Le armi di distruzione del record esistono, ho le foto. È un complotto di Cia e Kgb, Farc e talebani. Lo scassapile Sahmu al San Allahvit mi ha rapito le batterie». In un video Sahmu chiede in cambio delle batterie cinque abbonamenti ad Atlantide. Si tratta. Forse saranno liberati due redattori del Corriere delle Opere catturati a luglio. In via Melchiorre Gioia è comparsa la gigantografia del Ronzoni con la scritta: «Non è il capo della Cdo, è il capo del Blackberry».
“Repubblica” che rivaluta Giuda
La Repubblica ha anticipato e dato ampio risalto a Il Vangelo secondo Giuda (Mondadori), uscito di recente in Italia, opera dello scrittore Jeffrey Archer. Ci informa il vaticanista Marco Politi che il romanziere si è avvalso della consulenza del biblista Francis J. Moloney, «segnalato dal cardinale Martini». Tesi del libro è che Giuda non morì impiccato, non tradì Cristo (che non era il vero figlio di Dio) ma anzi ne era il discepolo prediletto tanto da essere calunniato e screditato da Pietro e dagli altri undici.
Revisionista Va bene tutto. Va bene un romanzo di fantasia sulle opere meritorie di Giuda Iscariota. Va bene persino che si spacci tale guazzabuglio per “opera storica”, se questo serve a confondere cristiani già confusi al fine di spillare loro quattrini. Va bene persino spendere maliziosamente il nome di Carlo Maria Martini per avvalorare l’idea che ci sia nella Chiesa chi crede a queste baggianate. Rimane una domanda: ma al vaticanista Politi non sarebbe meglio affidare la pagina degli oroscopi? Scriverebbe cose più documentate.
Beppe Servergnini sulla cresta dell’onda
Dopo qualche tempo passato ahinoi praticamente nell’ombra, Beppe Severgnini è tornato a conquistarsi le prime pagine del Corriere della Sera. Prima con un bellissimo articolo (con tanto di meritato richiamo in prima pagina) sul maschio italiano medio che si rifiuta ostinatamente di andare in congedo di paternità («quello che in Nordeuropa è normale, in Italia è eccezionale», osserva saggiamente il Beppe). Poi con un divertissement altrettanto brillante sui cinquanta motivi per amare l’Europa cinquantenne.
Sfrontato Ma voi lo sapevate che grazie all’Europa «paesi un tempo poveri come Portogallo, Grecia e Irlanda oggi stanno bene»? E che, sempre grazie all’Europa, «paesi ancora poveri come Bulgaria e Romania domani staranno meglio»? Eh già, mai stipendio Rcs fu meritato quanto quello del simpatico Beppe. Questo mica si mette a scrivere che non ci sono più le mezze stagioni. Sgancia vere bombe, altroché. Sentite questa: «Meglio un welfare imperfetto che nessun welfare». Roba che scotta. Roba che non si sentiva da quando al Corriere si sono liberati di Enzo Biagi.
Il festival per ogni occasione
Sotto il governo Prodi l’Italia è tutta un fiorire di Pippi Baudi. Infatti, sono tanti e politicamente molto consapevoli i “Festival” stile Sanremo: da quello del cinema di Veltroni, a quello della matematica di Odifreddi, da quello dell’economia di Trento, a quello dell’Università di Roma 3, martedì 20 marzo, dove assieme a Gianni Vattimo s’è festeggiata “la forza del pensiero debole”. Ovvero, scrive la Stampa, la scientifica osservazione che «non ci sono fatti, ma solo interpretazioni».
Autocelebrativo Già, da quando Prodi è a Palazzo Chigi le tasse sono aumentate, la busta paga si è alleggerita, il governo s’è fatto un bel tesoretto, il sindacato s’è fatto scendiletto, la politica estera s’è fatta Strada, i terroristi compagni che sbagliano, i tiranni compagni di merende e il grande corridoio prospiciente il Parlamento denominato Transatlantico ha perso l’atlantico. Già, all’epoca delle sinistre al governo, non ci sono fatti, ma solo attimi di stupidità, e tu chiamale se vuoi, interpretazioni.
Il giudice che vuole a processo Blair e Aznar
Baltazar Garzon, il famoso giudice istruttore spagnolo, in un editoriale sul quotidiano El Pais nel quarto anniversario della guerra dell’Iraq ha evocato la possibilità di processare davanti al Tribunale Penale Internazionale (Tpi) José Maria Azanar e Tony Blair per le loro responsabilità nell’aggressione all’Iraq perché «l’azione di coloro che accompagnarono il presidente degli Stati Uniti ha altrettanta, o maggiore, responsabilità di questi, perché nonostante i dubbi. si misero nelle mani dell’aggressore».
Modesto La vera ragione per cui Garzon si è scelto come bersagli l’ex primo ministro spagnolo e il premier britannico uscente è che i loro paesi hanno aderito al trattato istitutivo del Tpi, gli Usa invece no. Dopo aver visto liberare Augusto Pinochet che aveva fatto arrestare nel 1998, tentato di aprire un’indagine a carico di Henry Kissinger, chiesto di togliere l’immunità europea a Silvio Berlusconi, ordinato l’arresto di Osama Bin Laden, il magistrato ammazzasette è diventato realista: dall’empireo è sceso al settimo cielo.
La De Filippi che maledice “A” dalle pagine di “A”
La settimana scorsa sulle pagine di A, patinatissimo femminile Rcs, andava in scena una gustosa intervista a Maria De Filippi. Incalzata dal direttore Maria Latella, la moglie di Maurizio Costanzo si butta a pesce su Vallettopoli. «Hanno fatto una porcata a Silvio Sircana e una a Barbara Berlusconi». Lo scandalo, dice, servirà, perché farà pulizia nelle redazioni. «I pm fanno il loro mestiere, ipocriti sono piuttosto i giornali. In prima pagina c’è il corsivo sul diritto alla privacy e dentro paginate di intercettazioni».
Involution La regina di Mediaset ci va giù pesante, e a noi sta bene, giacché una che ha inventato Costantino ci sta simpatica per definizione. Qualcuno avrà da ridire sul fatto che Sircana venga definito «non un potente» o sul termine «porcata» che si addice più a una legge elettorale che a una paparazzata. E invece a noi guarda un po’ ci è andata nell’occhio la tirata contro i giornali. A chi pensava la De Filippi, quando ha puntato il dito contro quelli che fanno la predica e poi pubblicano le intercettazioni? Avranno fischiato più le orecchie della stessa Latella o quelle di Paolo Mieli?
Quella notte a casa di Broco
I quotidiani del 22 marzo informavano che dietro l’ormai arcinota nottataccia passata da Lapo Elkann in compagnia di Donato Broco (anche conosciuto come Patrizia), nottataccia peraltro finita come sappiamo, ci sarebbe nientemeno che “l’ombra del Sismi”. Nel corso della sua inchiesta su Vallettopoli, infatti, il pm Woodcock ha interrogato anche il Broco per sapere se prima di quella nottataccia non fosse stato per caso contattato dai servizi. La procura di Potenza, perciò, avrebbe perlomeno qualche elemento per sospettare il collegamento.
Oscura E speriamo che questa sia l’ultima. Perché in effetti non si può sempre prendersela con il povero Lapo. Però due cose non possiamo fare a meno di dirle. La prima è che insomma, mica si capisce perché poi il Patrizia, messo sotto torchio dal pm, si sia ripetutamente rifiutato di ammettere che era tutto un complotto. Secondo noi, infatti, è chiaro che quando ci va di mezzo un uomo della levatura di Lapo o è un complotto o è una balla. La seconda notazione invece vorremmo farla a Woodcock. Eccola: caro Henry John, ma è proprio necessario, in questa storia, sapere chi ci fosse dietro?
I talebani democratici
«Dobbiamo cercare di far nascere uno Sinn Féin talebano, disposto a condurre il movimento all’interno del gioco democratico». Questo il parere di Peter R. Neumann, direttore del centro studi difesa del King’s College di Londra, per uscire dall’impasse in Afghanistan. Una corrente di pensiero, quella del cattedratico intervistato da Europa, simile a quella che anima le provocazioni di Piero Fassino, secondo il quale «la pace si fa con il nemico» e quindi «i talebani vanno trattati come Hamas». È nato un nuovo Churchill.
ti piacerebbe Come si possa sperare di trasformare il mullah Dadullah in Gerry Adams è difficile da immaginare, tanto più che i talebani non distinguono tra azione militare e politica: sono un tutt’uno, si chiama jihad. Un concetto che forse sfugge alla brillante mente del professor Neumann. Detto questo, parlando di Sinn Féin, è noto che ci vollero parecchi anni di cura Thatcher per riportare a più miti consigli i fiancheggiatori dell’Ira. E Fassino? A quando la proposta per un tavolo negoziale con i janjaweed per risolvere quella crisi da niente del Darfur?
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!