La rosa dei Tempi
Marco Follini è passato all’Ulivo
Consumato il divorzio dal partito di cui è stato per tre anni segretario, abbandonato di conseguenza lo schieramento di centrodestra e firmata l’adesione al Partito democratico (del cui comitato promotore è membro) Marco Follini ha lasciato il gruppo Misto del Senato e si è unito al gruppo dell’Ulivo divenendo, a tutti gli effetti, un componente della maggioranza di centrosinistra. La decisione – si legge nel bollettino dell’Aula del Senato – è stata comunicata con una lettera ufficiale lunedì
11 giugno 2007.
Anvedi Una data, l’11 giugno, destinata a restare nella storia della politica nazionale. Più incredibile di una puntata di AnnoZero improntata all’imparzialità, più sconvolgente di Cossiga che guida un gruppo di black bloc, più spiazzante di Romano Prodi che trascrive le telefonate di D’Alema per girarle ai giornali, la decisione di Harry Potter di passare organicamente al centrosinistra ha lasciato l’emiciclo a bocca aperta. Il Partito democratico ora ha un nuovo leader naturale. Il centrodestra un motivo in più per festeggiare dopo i risultati delle amministrative.
Il cardinal Martino contro l’«abortista» Amnesty
Il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, ha chiesto alle organizzazioni cattoliche e ai singoli fedeli di non sostenere più Amnesty International, per via della svolta «abortista» dell’organizzazione. Risentita la risposta dell’Ong per i diritti umani, che ha detto di non aver mai preso soldi dalla Chiesa e di non impegnarsi per la legalizzazione dell’aborto, ma di fare solo campagne informative su particolari casi, come quelli di violenza.
Coraggioso Che c’è da dire in fondo? Se io nutro dubbi sul modo in cui utilizzerai i miei soldi, non te li do. Non metto in discussione il tuo diritto di esistere, né la bontà di tante tue campagne per i diritti umani. No. Il punto è che io, in quanto cattolico, includo negli umani per i cui diritti credo sia importante battersi, pure quell’ammasso di materia che, concepito per amore o per “errore”, diventerà un uomo o una donna. Complimenti al cardinal Martino, che non ha avuto paura del perbenismo di chi butta la sacra libertà di coscienza nel pattume quando le si accosta l’aggettivo “cattolica”.
Chiuso per offese il blog di Flavia
Sotto tiro già quando si schierò per la Margherita (memorabile un suo intervento a un convegno che gira su internet), quando sbandierò un mai confermato flirt con Di Caprio e quando rivelò un paio di volte di essere sul punto di sposarsi salvo poi essere smentita dall’interessato, Flavia è sempre stata oggetto di facile ironia, soprattutto per i post sul suo blog. Da mesi noi seguivamo “Flavia Vento. Per un mondo migiore”. Fino a venerdì scorso. Quando, clicca che ti riclicca, ci compariva solo questo messaggio: «Questo Blog è stato chiuso per le continue offese ricevute».
Ahinoi In un momento di crisi nazionale in cui perfino Berlusconi si vede costretto a solidarizzare con D’Alema e viceversa, oscuri manovratori, con le loro pernacchie, hanno spinto Flavia a privarci di post come questo: «Vi prego è una questione che mi sta troppo a cuore. i canili. ci sono migliaia di cani in gabbie che fanno i bisogni e non hanno spazio per vivere nelle loro celle che hanno bisogno del nostro aiuto». Facciamo quello che volete ma lo chiediamo con il cuore in testa e il cervello in mano. Flavia «facci sognare». Una volta ancora.
No al trans-topless.Il monito di Luxuria
«Venite coloratissime, bellissime e allegre. Ma non in topless». È questo l’appello che il deputato di Rifondazione comunista Wladimiro Guadagno, detto Vladimir Luxuria, aveva rivolto a tutti i trans partecipanti al Gay Pride di sabato scorso a Roma. «Bisogna che i trans comincino a capire che un certo tipo di ostentazione serve solo ai detrattori del Pride», anche perché, ha spiegato Luxuria, con tutte quelle zinne al vento (ancorché posticce) poi è inutile lamentarsi se i media si concentrano «sugli esibizionisti».
Dibattuto Accesissimo il dibattito fra i gay d’Italia. Anche perché, si sono chiesti in molti, che ce li saremmo gonfiati a fare gli airbag se poi devo andare in giro in giacca e cravatta? Numerose anche le ragionevoli recriminazioni tipo perché Pamela Anderson sì e noi no, eccetera. Morale, non si è mica capito se il messaggio di Luxuria è passato o no. È presto per dire se la mammella (si chiama così anche per chi è nato maschietto?) è diventata simbolo di depravazione pure per i trans. Però una cosa possiamo già chiederla. Che a nessuno adesso salti in testa roba tipo il Silicon Pride.
L’ex presidente dello Zambia sta con Mugabe
In un intervento sul sito della Bbc l’ex presidente dello Zambia Kenneth Kaunda ha spezzato una lancia a favore del regime che sta distruggendo lo Zimbabwe: «Non credo sia giusto demonizzare Robert Mugabe», ha scritto. «È notevole che lui e i suoi colleghi non abbiano espulso dal paese gente che aveva fatto loro cose terribili. Considerata l’esperienza che hanno sofferto, comprendo la rabbia che provano. Spero che Gordon Brown, il successore di Blair, tratterà la cosa diversamente».
Stessa pasta Kaunda è stato uno dei più fallimentari presidenti dell’Africa post-coloniale. Quando salì al potere nel 1964, lo Zambia era il secondo più ricco paese dell’Africa nera con un reddito pro capite attorno ai 500 dollari, nessun debito e 825 mila tonnellate di rame esportate. Quando fu cacciato nel 1991 il reddito era sceso a poco più di 300 dollari, il debito salito a 6,5 miliardi di dollari e l’esportazione di rame scesa a 300 mila tonnellate. Ecco spiegata la sua solidarietà con Mugabe.
Tutti gli Agnelli di Marco Ferrante
È uscito per Mondadori Casa Agnelli, un ambizioso libro di Marco Ferrante che racconta “storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana”, appunto gli Agnelli. Intanto va detto che il prodotto vale il prezzo che ha (17,50 euri) anche solo perché contiene una selezione di foto molto belle dei discendenti del Senatore. E poi perché leggere questa specie di epopea moderna è un po’ come leggere il Silmarillion di Tolkien: ci sono un’infinità di personaggi le cui relazioni il lettore potrà comodamente tenere sott’occhio grazie agli alberi genealogici riprodotti in appendice.
Un must Niente paura. Casa Agnelli è un libro avvincente. Ferrante, un giornalista molto simpatico che segue l’economia per il Foglio, con la sua piacevole scrittura leggera ma per niente superficiale e tutt’altro che riverente, è riuscito perfettamente a selezionare e raccontare (non nascondendo antipatie e simpatie) gli elementi e le vicende che hanno permesso agli Agnelli di godere per decenni quella «regalità sostitutiva» che il popolo italiano ha attribuito loro per decenni. Ne è uscito un volume con centinaia di nomi e doppi cognomi che però non annoia. Per l’italiano medio è assolutamente imperdibile.
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