La rosa dei Tempi

Di Tempi
25 Ottobre 2007

Un premier vincente
Commentando la vittoria di Kimi Raikkonen in Brasile, il premier Romano Prodi ha detto alla Stampa: «Ho ascoltato la cronaca del Gran Premio per radio. Che sofferenza». Il presidente del Consiglio ha spiegato quanto abbia palpitato il suo cuore per seguire la straordinaria rimonta della monoposto di Maranello. La Stampa ha voluto ricordare ai suoi lettori che, da quando è lui a guidare l’Italia, abbiamo vinto un Mondiale di calcio, due Mondiali consecutivi di ciclismo con Paolo Bettini e un Mondiale di motociclismo con la Ducati, «azienda che vende un ventesimo rispetto ai colossi giapponesei. Una lezione per tutti noi».
sportivo Che Prodi sia un vincente, basta guardarlo per capirlo. Vista da arciere, fisico da rugbista. Scatto da centometrista, spalle da lottatore. Agilità da ginnasta, rocciosità da pugile. Fantasia da artista, carattere da decatleta. Cuore da nuotatore, cervello da scacchista. Fiato da maratoneta, precisione da lanciatore di coltelli. Ma, soprattutto, più di ogni altra cosa, il nostro premier ha un aspetto sportivo che lo rende caratteristico in ogni angolo del mondo. Un culo così lo abbiamo visto solo ai mondiali di sumo.

Le 50 date più importanti della storia
Il Corriere.it dà notizia che «l’eminente storico Richard Overy» ha stilato una classifica delle 50 date più importanti della storia dell’umanità: «Guardando la classifica, al primo posto Overy piazza l’invenzione della ruota (3500 a.C.), seguita da quella della scrittura (3200 a.C.). (…) La scoperta dell’America (1492) è solo al 28° posto…, la data a noi più vicina è il 1989-90, con il crollo dei regimi comunisti in Europa, scelto come ultimo evento della classifica».
acuti Non è il caso di montarci sopra un caso, trattandosi di cazzeggio, ma forse agli amici del corriere.it è sfuggito un piccolo particolare. La classifica di Overy non è stilata secondo un ordine qualitativo (la scoperta della ruota non è una data “qualitativamente più importante” della caduta dei regimi dell’Est), ma secondo un ordine cronologico (ruota 3500 a.C.; regimi 1989 d.C.). Per questo la scoperta dell’America è “solo” 28esima. No, lo sappiamo che avevate capito, amici del corriere.it. Figuratevi se dubitiamo che voi verifichiate le fonti prima di scrivere.

In Italia si gela. Per fortuna che facciamo la lotta al caldo
Adesso la notizia è che in Italia fa un freddo cane. Strano ma vero, per la prima volta nella storia, dopo la canicola estiva è arrivato il gelo invernale. Pare addirittura che sia caduta la neve sull’Etna. Imbiancato anche l’Abruzzo. In Molise la scorsa settimana facevano a malapena due gradi. In Basilicata e nelle Marche, poi, c’è perfino chi ha già acceso i termosifoni. Gelate notturne in Campania. Bora a Trieste. Insomma, roba da entrare in letargo. E non siamo neanche a novembre.
afoso Però bisogna ammettere che siamo stati fortunati: come direbbe Pecoraro Scanio, chissà come sarebbe finita se in questo paese non ci fossero quei quattro gradi in più rispetto a tutto il resto del mondo. E comunque, come al solito, alla fine l’effetto più devastante dell’improvvisa gelata è quello percepito. Sì perché con tutte le balle che gli hanno raccontato sul riscaldamento globale, provate a spiegarlo voi all’italiano medio che quest’anno col piffero che il Natale lo passiamo in spiaggia a Rimini.

Più che un Governo, un gruppo di amici
Romano Prodi ha detto che era sua intenzione fare «un esecutivo di soli 15 ministri». Poi, però, il numero lievitò fino a 25, perché, ha detto il premier, «Fassino e Rutelli mi dissero: devi dare 9 ministri ai Ds e 6 alla Margherita». Francesco Rutelli, via Foglio, gli ha fatto notare che «oltre a Prodi ci sono molti “prodiani”. Tutti maschi, peraltro. Mi pare che su questo i ricordi del presidente del Consiglio (che non propose, a mia memoria, criteri alternativi per la formazione del governo) siano un po’ parziali».
giocosi Quando è nato abbiamo pensato che il governo Prodi non fosse solo un esecutivo politico, no, noi pensavamo di trovarci di fronte a un gruppo di amici, due cuori e una capanna, uno spazzolino da denti in due, insomma. Pensavamo che non solo avessero le stesse idee, ma che si volessero bene, bene sul serio. Pensavamo che non solo parlassero di politica ma anche scherzassero, festeggiassero, persino giocassero. Non avevamo capito che il gioco era fare la cavallina con l’unicorno.

I gusti sessuali del maghetto Harry Potter
Tempi di scoop per tutti i fans di Harry Potter, il maghetto creato da J K Rowling, la cui saga è da poco giunta al termine. L’autrice, nel corso di una lettura pubblica a New York, ha confessato che Albus Silente, il preside della scuola di Hogwarts, mentore e consigliere del piccolo mago, sarebbe gay. Daniel Radcliffe, l’attore che impersona Harry Potter al cinema si è detto entusiasta e ansioso di interpretare il suo primo ruolo omosessuale, nei panni di una spia gay nel remake di Another Country.
abitudini Gay anch’io. Che fare outing fosse di moda lo sapevamo già da un po’. Non pensavamo che la tendenza riguardasse anche i personaggi narrativi. Si apre così il toto scommesse. Di quali altri personaggi verranno svelate le abitudini sessuali? C’è da scommettere che i sette nani sono una comunità gay, a Cenerentola piace essere maltrattata, e Mary Poppins è senza dubbio lesbica. Bei tempi quelli in cui l’unica di cui chiedersi il perché era Heidi di svizzera memoria, bella bambina cui le caprette facevano ciao.

Tempi? No, FT
«Non tutto va bene nel settore cinematografico italiano. Non, comunque, per mancanza di fondi. Come per molti altri settori dell’economia, i fondi assegnati dallo Stato sono sempre una caratteristica inamovibile… L’inconveniente è che nessun beneficiario di tanta generosità è condizionato dal successo al botteghino. Secondo le statistiche del ministero italiano dei Beni culturali, fra il 2001 e il 2005 il finanziamento pubblico per i film prodotti in Italia assommava a oltre 428 milioni di euro. Tristemente, i 76 film realizzati hanno incassato appena 76 milioni».
prospettiva Il giudizio che avete letto è di Tempi? è la terza puntata sui finanziamenti pubblici al logoro cinema italiano? No, quanto riportato è un estratto dell’articolo pubblicato venerdì 19 ottobre sul Financial Times a firma di Paul Betts e Andrew Hill. Il prestigioso quotidiano della City la pensa esattamente come noi sulla politica di aiuto a pioggia dello Stato verso registi e produttori di film inguardabili. Delle due l’una: o qualcuno a Roma farà mea culpa oppure, come accade all’Economist, quando al governo c’è la sinistra le critiche di Londra perdono prestigio.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.