La rosa dei Tempi
Little Miss Sunshine
Una famiglia americana sull’orlo di una crisi di nervi. Il padre non riesce a pubblicare il libro della vita, il nonno burbero sniffa cocaina, il figlio maggiore non parla da quasi un anno per protesta, lo zio ha tentato il suicidio. La mamma, prossima all’isteria, resiste e fa da collante. Ci penserà la figlia Olive a dare uno scossone. La ragazzina vuole partecipare a tutti i costi a un concorso di bellezza.
Famigliare. Un road movie semplice e positivo: la famiglia è quello che è, ma è una famiglia e soprattutto c’è. Non scappa dalla fatiche. Anzi: accantona per un attimo tutti i propri casini per accompagnare Olive verso il suo sogno. Ed è questa bambina entusiasta e curiosa della vita, la sua testardaggine, il suo desiderio di essere felice il cuore del film. Qualcuno con lei in questo viaggio, qualcuno con cui dividere tutto della vita: è questo che vuole la piccola Olive dagli occhiali spessi. Una famiglia vera.
Clitoridi raeliani
Gioite! Le donne del Burkina Faso hanno ora la possibilità di ritrovare la loro integrità e il piacere sessuale grazie ai progressi della medicina e della scienza. Rael, leader spirituale del Movimento Raeliano, ha deciso di fondare Clitoraid, un’organizzazione no-profit privata che offrirà il supporto finanziario necessario alle donne che desiderano fare ricostruire i loro clitoridi e ritrovare così il senso del piacere. Il processo di ricostruzione del clitoride femminile avviene in anestesia locale, in modo che non venga percepito alcun dolore.
Adottabili. Dopo “adotta un randagio”, ora si può adottare nientemeno che un clitoride: voi pagate, qualche genio della medicina mette le mani dove non dovrebbe e – se il tasso di infezioni post-operatorie non porterà il vostro simpatico neoclitoride all’altro mondo insieme alla proprietaria in cerca di ritrovato piacere – potrete definirvi padri adottivi di una protuberanza molto in voga, altro che cagnolini. Unica avvertenza: non è consigliato mostrare la foto in giro come fosse quella di un bastardino ritrovato in autostrada.
Il complotto dell’11/9? Una boiata pazzesca
Titolo: «Il complotto dell’11/9? Una boiata pazzesca». Con sotto: «Anche Diario è pagato dalla Cia?». Il settimanale di sinistra sinistra, diretto da Enrico Deaglio, pubblica il lavoro pignolo e puntuale della rivista Usa Popular Mechanics che, mettendo al lavoro 30 giornalisti e intervistando 300 esperti, smonta pezzo per pezzo tutte le teorie cospirazionistiche sull’11 settembre: le torri crollate per bombe poste in precedenza negli edifici; il Pentagono colpito da un missile cruise anziché da un aereo.
(usa)to. Se anche il compagno Deaglio, un bel giorno all’improvviso, decide di mollare la testa del corteo antimperialista condannato alle solite prediche dei Giulietto Chiesa, Vauro e Gino Strada, significa che è un compagno che sbaglia. I militanti di Diario possono stare sereni. O Deaglio si riprende con una purga oppure è difficile che si riprenda il giornale. Ma no, l’autocritica è un patrimonio della sinistra antagonista. Tutto si recupera sul terreno della controinformazione militante. Chiedere a Riccardo Barenghi e agli illuminati del Manifesto.
Lo yacht di Rifondazione
«Anche i ricchi piangano». Questo lo slogan scelto da Rifondazione comunista a nome dell’Unione per definire le nuove manovre fiscali decise dal governo. Sul manifesto è infatti immortalata una barca di oltre 80 metri paragonabile al Golden Odyssey del principe saudita Khaled, gioiello messo in vendita sei mesi fa a 70 milioni di dollari. Una vera occasione visto che nuovo costa da un minimo di 85 milioni di euro a un massimo di 110.
Sveleggiabile. Perché questa scelta? Forse a dare un aiutino a quelli del Prc ci ha pensato il viceministro Visco, habitué a bordo dell’Itasca di Carlo De Benedetti, un rompighiaccio di 55 metri con cui il padrone di Repubblica-Espresso ha solcato gli oceani e sonnecchiato ai Caraibi per anni. Ora invece l’Ingegnere sveleggia su Adesso, uno sloop di 35 metri, progettato da German Frers (il designer di Luna Rossa) con interni curati da Gae Aulenti. Robetta che un “ricco” con reddito da 70 mila euro l’anno – 43 per cento di aliquota – può certamente permettersi.
L’Idomeneo censurato
Berlino. La Deutsche Oper ha cancellato dal programma della stagione lirica invernale la rappresentazione dell’Idomeneo di Mozart, temendo eventuali reazioni da parte della comunità islamica. Numerose le proteste per la censura preventiva. Il capo del consiglio islamico, Ali Kizilkaya ha, invece, approvato la scelta perché la scena delle teste mozzate «ferisce i sentimenti religiosi dei musulmani». E, alludendo alle vignette danesi, ha aggiunto: «Un’opera o una caricatura, non fa molta differenza».
E gesù? Quel che poco è stato messo in rilievo dell’intera vicenda è che l’allestimento dell’opera di Berlino prevede un finale dove il re Idomeneo appare sul palcoscenico portando non una, ma un mazzo sanguinante di teste mozzate. Per il regista Hans Neuenfels il messaggio è: «Poiché milioni di morti sono da mettere sul conto dei conflitti di religione, abolirle tutte può essere una misura propedeutica alla pace». Nel mazzo delle teste oltre alle teste di Maometto, Poseidone e Buddha appare anche quella di Gesù.
I cattolici italiani e vietnamiti
Secondo il più recente sondaggio di Renato Mannheimer dedicato all’argomento (Corriere della Sera, 12 settembre) in Italia i frequentanti regolarmente la Messa «sono un quarto della popolazione italiana (50 anni fa sfioravano i tre quarti)». Se nel 1969 dichiarava di recarsi alla funzione domenicale il 69 per cento degli intervistati, nel 2006 dice di parteciparvi con costanza solo il 26 per cento del totale.
Testimonianza In un paese dove l’80 per cento della popolazione si dichiara ateo, i cattolici partecipano alla funzione domenicale nel 90 per cento dei casi. Accade nella Repubblica socialista del Vietnam, paese con cui il Vaticano non ha relazioni diplomatiche. E dove è scomparso Joseph Marie Nguyên Quang Tuyên, monsignore di 61 anni, eroico difensore della fede nella sua diocesi di Bac Ninh durante le persecuzioni comuniste. Migliaia di fedeli hanno partecipato al funerale. Tra questi, 1.400 catechisti che lo hanno ricordato come loro «padre comune».
I cattolici italiani e vietnamiti
Secondo il più recente sondaggio di Renato Mannheimer dedicato all’argomento (Corriere della Sera, 12 settembre) in Italia i frequentanti regolarmente la Messa «sono un quarto della popolazione italiana (50 anni fa sfioravano i tre quarti)». Se nel 1969 dichiarava di recarsi alla funzione domenicale il 69 per cento degli intervistati, nel 2006 dice di parteciparvi con costanza solo il 26 per cento del totale.
Testimonianza In un paese dove l’80 per cento della popolazione si dichiara ateo, i cattolici partecipano alla funzione domenicale nel 90 per cento dei casi. Accade nella Repubblica socialista del Vietnam, paese con cui il Vaticano non ha relazioni diplomatiche. E dove è scomparso Joseph Marie Nguyên Quang Tuyên, monsignore di 61 anni, eroico difensore della fede nella sua diocesi di Bac Ninh durante le persecuzioni comuniste. Migliaia di fedeli hanno partecipato al funerale. Tra questi, 1.400 catechisti che lo hanno ricordato come loro «padre comune».
Un’e-mail per Kobra
È fissata per il 12 ottobre l’esecuzione capitale mediante impiccagione di Kobra Rahmanpour, condannata a morte dalla sezione 1608 del tribunale penale di Teheran nel gennaio 2002 per avere ucciso la suocera. Kobra si era sposata contro la sua volontà con un uomo di 40 anni più giovane dietro pressione dei suoi genitori, a causa della povertà della famiglia: padre invalido e un fratello paraplegico. Dopo il matrimonio è stata vittima di violenza domestica e ridotta alla condizione di serva della famiglia del marito.
Salviamola Nella legislazione iraniana una sentenza di morte può essere commutata solo se la famiglia della vittima rinuncia al suo diritto alla punizione e accetta il pagamento del prezzo del sangue. Ma una grande mobilitazione popolare può salvare la vita di Kobra. Scrivete lettere per la grazia al seguente indirizzo: Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran, via Nomentana 361/363, 00162, Roma. Oppure inviate un fax allo 06.86328492 o un’email a embassiran_rome@hotmail.com.
Il focolare di Eva
Eva Herman, notissima anchor-woman tedesca, ha dato alle stampe Das Eva-Prinzip (sottotitolo: “Per una nuova femminilità”), uno scandaloso inno alla maternità e alle virtù del focolare domestico. Insomma, tutto quello che non ti aspetti da un’amazzone dell’emancipazione femminile. Star della Rundschau tedesca, avvenente biondona dal sorriso che stende, emblema della self-made woman, mangiatrice di uomini (quattro matrimoni e numerose vicissitudini amorose): i giudizi su Eva si sprecano.
Controcorrente In realtà, la beniamina dei tedeschi ha sempre fatto di testa propria, riciclandosi con grande originalità nei ruoli più diversi. Per usare un’espressione dello Stern, «Herman è allineata solo con se stessa». Ha il fiuto dei tempi, Eva, sa cosa vogliono i compatrioti. Sa che spesso vanno presi per mano e tirati con forza fuori dagli stereotipi in cui si sono rifugiati. Ecco perché il suo libro non può essere autobiografico, eppure è ugualmente efficace. Scordarsi i luoghi comuni à la Lilli Gruber: a noi piace Eva.
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