La russia e il terrorismo

Di Tempi
30 Gennaio 2003
Tre mesi dopo la tragedia al teatro moscovita Dubrovka, la Russia si interroga

Tre mesi dopo la tragedia al teatro moscovita Dubrovka, il cui numero accertato di morti è salito a 129 (vittime del misterioso gas usato dalle teste di cuoio russe per liberare gli ottocento ostaggi in mano a terroristi islamici ceceni), la Russia si interroga, scoprendosi incerta e confusa, di fronte all’accaduto e, soprattutto, davanti al permanere della crisi: «Se accostate tutto quanto è stato scritto e pubblicato sull’argomento, si componge un quadro estremamente variegato ed eterogeneo, a riprova che la società fatica a capire l’accaduto e non sa immaginare in quale direzione sia bene agire (non si parla delle misure concrete, che spettano ai professionisti)». è quanto scrive ad esempio Vladimir Kotel’nikov, intellettuale russo, in un lungo intervento sull’ultimo numero de La Nuova Europa (la storica rivista – la più informata in Occidente sulla società post-sovietica – di padre Scalfi e dei russofili dell’editrice “La Casa di Matriona”), dove si delinea un quadro realistico (e preoccupante) della situazione politica e, soprattutto, della sicurezza in un Paese messo a dura prova dal terrorismo fondamentalista di matrice wahabita, che ha ormai fatto della Cecenia il punto di snodo di potenti organizzazioni mafiose, trafficanti in armi e in droga.

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