La Santa Giovanna di Belloc
La storia è nota. È quella di una pastorella delle campagne francesi che un giorno viene chiamata da angeli e santi a soccorrere il suo re; supera le inevitabili diffidenze, incorona il Delfino nella cattedrale di Reims, viene tradita, consegnata ai nemici, condannata come eretica, poi riabilitata e venerata come santa della Chiesa di Dio. Ma se a raccontarla è un cristiano del calibro di Hilaire Belloc acquista una freschezza inaspettata. Belloc – anche questo è noto – è stato l’inseparabile compagno di mille polemiche di Gilbert K. Chesterton. Di padre francese e di madre inglese, ugualmente innamorato di entrambi i paesi e delle loro radici cristiane, è nella posizione ideale per ripercorrere la storia della pulzella d’Orléans.
Lo fa con stile limpido, quotidiano, asciutto: «Più di cinquecento anni or sono ci fu in Francia un vecchio re pazzo; aveva in moglie una sgualdrina tedesca, che si rideva di lui». Dall’incipit che sa di fiaba – non fosse che tutto è assolutamente reale – fino alla morte sul rogo racconta in un fiato l’avventura di santa Giovanna, senza una parola di troppo, senza un cedimento agiografico, quasi un calco di quelle cronache medievali che ne hanno tramandato la memoria.
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