La Sapienza profetica che riecheggia fra le Dolomiti
È una leggenda dolomitica riferita nell’ultimo libro di Claudio Risé, Donne selvatiche (Sperling). Racconta la storia di una Salige, una delle benefiche “vergini bianche” che appartengono alla più antica mitologia di quelle montagne. Simbolo di un’anima femminile intatta, portatrici di abbondanza, protettrici della vita nascente, aiutano gli uomini, ma non possono svelare il loro nome, come se anche questo dirsi fosse già violazione dello spazio del sacro. «Una Salige della Lecklahane, vicino a Moelten, era in servizio da un contadino e teneva ben segreto il suo nome. Ma una volta un servo venne a casa dal bosco e le disse: “Adesso so una buona volta come ti chiami”, e la chiamò per nome. Allora la donna andò piangendo dalla contadina in cucina e disse: “Ormai devo andar via, via! Però vi do per ricordo un gomitolo di refe”. Il gomitolo aveva la meravigliosa qualità di non finire mai. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, c’era sempre refe da prendere. Però, un giorno la contadina disse: “Voglio proprio vedere se questo refe non ha veramente nessuna fine”, e iniziò incuriosita a srotolarlo. Ma il refe finì subito, e una mano invisibile bussò alla finestra: si sentì allora come un lamento. Da quel momento il benessere svanì, e preoccupazioni e dispiaceri entrarono in quella casa».
La fiaba sembra portare l’impronta di una naturale, originaria sapienza. Della fiducia in un’abbondanza senza limite, che finisce solo quando l’uomo pretende di misurarla, e dunque di sapere per quanto potrà bastare. Finisce quando si comincia a calcolare, e dunque ad accumulare, pensando di salvarsi da sé. Il mito risale a tempi precristiani, in cui le popolazioni delle Dolomiti non erano ancora state convertite. Eppure ci si può leggere una confusa eco del Vangelo: «Perché vi preoccupate del vostro avvenire? Guardate gli uccelli del cielo e i gigli dei campi che non seminano, non mietono e non raccolgono in granai, eppure il Padre vostro li nutre e fornisce loro tutto ciò di cui hanno bisogno».
Come analoghi miti femminili delle società primitive, le vergini bianche, arcaiche maestre di un abbandono ad Altro, di una fiducia che pare anticipo di una figura mariana, sembrano testimoniare che già nella infanzia dell’umanità gli uomini intuivano il loro bene, e ciò che poteva renderli felici. La Rivelazione come risposta, nella carne di Cristo, a ciò che gli uomini da sempre presentivano, e aspettavano.
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