La scoperta di E.H.
«Otto quaderni fittamente ricoperti da una scrittura minuta e quasi indecifrabile – e da allora non ho mai distolto la mente da ciò che vi ho trovato: la vita di Etty Hillesum. Questi quaderni narrano la storia di una donna di Amsterdam di ventisette anni. Abbracciano tutto il 1941 e il 1942. Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si rappresentava il dramma dello sterminio. Etty Hillesum era ebrea, e scrisse un contro-dramma».
Così scrive J.G. Gaarlandt nella sua introduzione alla prima edizione inglese (1983) del Diario della giovane ebrea. Diario che, per tramite dell’amica Maria Tuinzing, la stessa Etty, poco prima della sua deportazione ad Auschwitz (dove morirà il 30 novembre 1943, appena due mesi dopo il suo arrivo al campo di sterminio che inghiottì l’intera famiglia Hillesum: i genitori e un fratello di Etty vennero trucidati dai nazisti il giorno stesso del loro arrivo in Polonia, l’altro fratello, Jaap, morì sulla strada del ritorno ad Amsterdam) aveva affidato allo scrittore Klaas Smelik, che lo studioso olandese Gaarlandt conobbe nel 1980 e di cui iniziò la pubblicazione in lingua originale l’anno successivo. In Italia Diario e Lettere di Etty sono stati tradotti e pubblicati da Adelphi. Per iniziativa della comunità ebraica romana e dell’istituto culturale tedesco, dal 19 gennaio scorso (e fino alla fine di febbraio) si svolgono a Roma una serie di incontri e di iniziative che riflettono sulla testimonianza umana, religiosa e culturale lasciata dalla giovane ebrea olandese.
Un ultimo nota bene. Etty scrisse Diario e Lettere negli anni dell’occupazione nazista dell’Olanda e durante il suo soggiorno al campo di concentramento di Westerbork, dove furono internati gli ebrei olandesi. Tutti i costi per la costruzione e il mantenimento del campo furono sostenuti con la confisca dei beni e delle proprietà degli ebrei. Da Westerbork transitarono e da lì furono condotti ai campi di sterminio su 102 treni di deportati, 107mila ebrei olandesi. Ne sopravvissero 5200.
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