La scuola che c’è

Di Justin Mc Leod
08 Aprile 2004
Andare in capo al mondo per scoprire che la libertà di educazione, che noi ci sognamo, c’è.

Andare in capo al mondo per scoprire che la libertà di educazione, che noi ci sognamo, c’è. Succede a Quito, Ecuador. Dove un prete bergamasco, con un pugno di amici – un’esperta della Conferenza episcopale, un economista – sta portando avanti una legge di riforma del sistema di istruzione basata sul finanziamento a tutte le scuole, statali e non, in base al numero degli alunni; sull’assunzione degli insegnanti per concorso diretto da parte delle scuole autonome; su un sistema nazionale di valutazione che riconosca aumenti agli insegnanti migliori. Se ne è parlato in un convegno internazionale a Quito. Dove il ministro locale dell’Educazione ha riconosciuto pubblicamente di preferire questo progetto a quello della sinistra.
Ma la sorpresa dell’incontro è stato il racconto di Marianna Aylwin, figlia dell’ex presidente del Cile, a lungo ministro dell’educazione del suo paese. Dove – spiega – il decentramento del sistema educativo è stato realizzato da Pinochet. Caduta la giunta militare, il nuovo governo di centrosinistra, resistendo alle pressioni dei sindacati, ha mantenuto l’assetto, e da qualche anno ha introdotto il finanziamento a tutte le scuole, da chiunque siano gestite, in proporzione al numero degli alunni realmente frequentanti. Con incentivi ulteriori per le scuole che ottengono buoni risultati con ragazzi a rischio. Non basta. Ha triplicato, nel giro di pochi anni, le retribuzioni degli insegnanti. Ora hanno stipendi che fanno gola. In cambio lavorano dalle 36 alle 40 ore alla settimana, e rispondono a un sistema di valutazione a più livelli. Esigente e insieme flessibile: ad esempio, un gruppo di scuole può chiedere all’Istituto nazionale per la valutazione di produrre prove omogenee alla propria impostazione, purché rispettose degli standard nazionali. Un sogno (firmato, ripeto, centrosinistra).
P.S. Ora che non è più ministro, la señora Aylwin dirige un istituto della periferia di Santiago, pieno di ragazzi difficili. Sarà perché fa scuola davvero che capisce di cosa la scuola ha davvero bisogno?

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