La scuola del Gattopardo
Il progetto di legge sul nuovo stato giuridico degli insegnanti, varato dalla Commissione cultura della Camera fa fatica ad approdare in aula. Programmato per l’inizio di dicembre, l’esame è ora slittato a gennaio, ma potrebbe anche perdersi nelle sabbie mobili parlamentari. Molte sono le resistenze a un provvedimento che, se attuato, costituirebbe la vera chiave di volta della riforma della scuola. Anzi, per paradosso la stessa riforma con i suoi decreti attuativi, senza la modifica della carriera dei docenti, rimarrebbe lettera morta. Si tratta di una vera chance affinché gli oltre 850mila docenti si smarchino dal ruolo impiegatizio in cui una legislazione quasi trentennale li ha confinati.
Tra i contrari ci sono ovviamente i sindacati della scuola che vedono come fumo negli occhi una legge che istituisce l’ordine professionale dei docenti e che propone per la prima volta un iter con effettivi avanzamenti. L’apparato sindacal-burocratico che, tra mandati e incarichi vari, occupa migliaia di persone e che da decenni, in accordo con la burocrazia ministeriale, fa il bello e il cattivo tempo nella scuola italiana, conterebbe molto meno. Sul versante opposto, la proposta è osteggiata dal ministero dell’Istruzione (Miur). La stessa Letizia Moratti, che come i suoi predecessori punta sulla concertazione con le compagini sindacali, non ha fatto esplicite dichiarazioni contrarie, ma pare che non abbia nessuna voglia di favorire la proposta. A viale Trastevere infatti ritengono di aver già abbastanza grattacapi e non intendono aprire un altro fronte con Cgil, Cisl e Uil, Snals e Gilda, i veri padroni del vapore del sistema educativo italiano dal Sessantotto in avanti. Ma tra i nemici del provvedimento ci sono anche le burocrazie ministeriali e ampi settori della stessa Cdl. Da una parte infatti la proposta potrebbe infliggere un colpo fatale al centralismo statale che dal tempo di Casati nel 1859 costituisce l’anima dell’istruzione nostrana. Nessuno infatti al Miur intende perdere il controllo dell’assunzione dei docenti che secondo il progetto di legge passerebbe alle singole scuole. Ma anche all’interno della maggioranza ampie fette di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell’Udc sembra si siano messe di traverso, attaccate come sono a certe rendite di posizione derivanti dalle clientele statali. A differenza della vicenda tasse qui non ci sarebbe nessun Berlusconi ad imporsi e la partita potrebbe finire a “tarallucci e vino”. Sullo sfondo poi il recentissimo rapporto dell’Ocse in cui si sostiene che la qualità dell’insegnamento dipende anche dalla possibilità dei docenti di fare carriera.
Ecco in sintesi i punti salienti della proposta. Innanzitutto i docenti sono divisi in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario, docente esperto. All’interno di ciascun livello è disposta una progressione automatica per anzianità, secondo aumenti a cadenza biennale. Gli aspiranti docenti in possesso della laurea specialistica svolgono presso le istituzioni scolastiche un periodo di tirocinio e vengono assunti in modo temporaneo con contratti di formazione. Il superamento del periodo di tirocinio permette l’acceso all’albo docente e in un secondo momento l’assunzione in ruolo avviene per concorso per soli titoli indetto dalla singole scuole (o rete di scuole) su autorizzazione della direzione regionale. Il neo assunto è collocato al livello di docente iniziale e il passaggio agli stadi successivi è reso possibile grazie a una selezione per soli titoli operata dalla commissione di valutazione interna. I collaboratori del dirigente o le attuali funzioni obiettivo possono essere ricoperti solo da docenti ordinari o esperiti, e retribuiti con compensi aggiuntivi. Sparisce la figura del vicepreside e viene istituita la qualifica di vicedirigente a cui si accede per concorso regionale per titoli ed esami.
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